La Germania Adotta la Tecnologia dell’Analisi Vocale per Determinare il Paese di Provenienza dei Profughi

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Negli ultimi anni, il problema più grande che l’Europa si è trovata ad affrontare è stata la grande affluenza di migranti provenienti da Siria, Afghanistan, Nigeria, Tunisia e tanti altri Paesi africani che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Date la svariata provenienza dei profughi e le differenze linguistiche, molto spesso risulta difficile per gli stati accoglienti individuare il paese d’origine dei migranti.

La Germania, però, sembra aver trovato la soluzione giusta al problema: tra due settimane, infatti, l’Ufficio Federale per l’Immigrazione e i Rifugiati Politici (BAMF) inizierà a utilizzare una speciale tecnologia di analisi vocale in grado di determinare il paese d’origine dei richiedenti asilo.

Stando a quanto riportato da Die Welt, importante quotidiano tedesco, il software adottato dal BAMF si serve della stessa tecnologia di autenticazione vocale utilizzata dalle più famose banche e compagnie di assicurazione. Questa volta, però, il programma verrà ripensato in modo tale da poter individuare l’esatto dialetto parlato da ciascun migrante. I dati raccolti costituiranno poi delle informazioni aggiuntive alle domande d’asilo presentate dai profughi all’Ufficio Federale per l’Immigrazione.

I dati raccolti nel 2016 dal BAMF parlano chiaro: circa il 60% dei richiedenti asilo varcano i confini tedeschi senza possedere documenti di identità. La nuova tecnologia potrebbe così restituire ai migranti in arrivo parte di quell’identità persa o non posseduta.

La Germania, da sempre, cerca di utilizzare la lingua parlata come strumento di differenziazione e selezione al confine: sin dal 1998, infatti, esperti linguisti sono stati incaricati di analizzare e determinare i dialetti di origine dei profughi.

Nel febbraio del 2016, invece, il Ministero degli Interni tedesco aveva presentato un progetto di legge che permetteva all’Ufficio Federale di raccogliere dati dagli smartphone degli immigrati per determinare l’identità degli stessi. Molte erano state le proteste di chi vedeva nella perquisizione degli online data una violazione della privacy.

Se dopo il periodo di prova questa tecnologia dovesse dimostrarsi efficiente, non solo sarebbero drasticamente ridotte le tempistiche burocratiche ma tanti altri sarebbero i paesi Europei pronti ad accogliere tale novità, prima fra tutti l’Italia.