La “Grande Scommessa” di Hollywood

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I dirigenti del settore cinematografico, e dei media più in generale, sostengono che il numero degli spettatori interessati a film, pièce teatrali, serie tv e romanzi che trattano della crisi del sistema finanziario avvenuta otto anni fa, e in particolare del crollo della borsa di Wall Street, continua a crescere. Gli incassi de La Grande Scommessa (100 milioni di dollari incassati in tutto il mondo) e di The Wolf of Wall Street (quasi 390 milioni di dollari incassati al botteghino) sono la prova di quanto sempre più persone oggi si interessano di questioni inerenti al mondo dell’alta finanza.

“Mi chiamo Jordan Belfort. Sono un ex membro della classe media cresciuto da due ragionieri in un piccolo appartamento di Bayside, a Queens. L’anno in cui ho compiuto ventisei anni, a capo della mia ditta di brokeraggio, ho guadagnato quarantanove milioni di dollari, il che mi ha fatto molto incazzare perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana”

Questa celebre frase tratta da The Wolf of Wall Street mostra un mondo dove l’unica cosa che conta è accumulare in maniera indefinita sempre più importanti quantità di denaro. Questo mondo, apparentemente distante dalla vita comune, sembra attrarre sempre di più l’interesse del pubblico americano e non solo. Qualche anno fa nei piani alti del settore dell’entertainment nessuno avrebbe mai pensato che la gente avrebbe speso dei soldi per vedere come i propri risparmi sono stati polverizzati dalla crisi finanziaria. La Grande Scommessa, film candidato a 5 premi oscar, solo adesso appare come un buon investimento, il regista, Adam McKay, racconta che ci sono voluti un po’ di anni per convincere la Paramount Pictures a produrre il film. McKay ha affermato: “Ci siamo comportati come una famiglia cattolica depressa che evita certi discorsi a cena (….) La Gente si rende conto che i problemi che hanno causato il crollo dei mercati sono ancora presenti”.

Questa però non è l’unica analisi valida, molti storici del cinema, infatti, affermano che questo interesse ritardato per il tema della crisi finanziaria non è un caso isolato della storia del cinema. Durante la guerra in Vietnam e la Crisi del ’29 furono girati molti film inerenti a quegli avvenimenti, ma nessuno ebbe il successo dei film realizzati a qualche anno di distanza. Apocalypse Now è del ’79 mentre i classici sulla grande depressione come Arriva John Doe di Frank Capra e Furore di John Ford arrivarono sul grande schermo durante la Seconda Guerra Mondiale. “Dopo eventi catastrofici, ci vuole un lasso di tempo perché l’inconscio collettivo emerga, commenta Brien Koppelman, uno degli ideatori di Billions, nuova serie targata Showtime sul potente gestore di una hedge fund sotto inchiesta per iniziativa di un procuratore intraprendente.

Le primarie dei Repubblicani e dei Democratici dimostrano come i leader politici americani debbano fare i conti con alcuni movimenti che si ribellano al fatto che la classe media stia andando sempre più scomparendo a causa della crisi finanziaria. Occupy Wall Street prima, e l’ascesa di Bernie Sanders in campo democratico dopo, sono solo l’espressione di una consapevolezza sempre maggiore da parte della popolazione americana rispetto a temi come quelli della crisi finanziaria. Gli spettatori vogliono capire cosa portò alla crisi finanziaria.

Tutto ciò che riguarda Wall Street sta iniziando a far parte del mondo della cultura in generale, gli spettatori conoscono sempre più termini tecnici riguardanti il mondo della finanza. Ciò si riflette anche nella letteratura, nell’ultimo romanzo di McInerney, Bright, Precious Things in uscita tra qualche mese, il crollo del mercato rischia di distruggere la casa editrice del protagonista. La cultura è ormai connessa col mondo finanziario, il cinema propone solo ciò che già è insito nei pensieri del pubblico.