La Nuova Campagna dei Cento Fiori Cinesi: La Rivoluzione del Citizen Journalism

censura-cina

“Che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino”. Con questa frase il leader comunista Mao Zedong decretava l’inizio della Hundred Flowers Campaign, una florida stagione di liberalizzazione della vita culturale, politica e sociale avviata nella Cina degli anni cinquanta – parallelamente al processo di destalinizzazione all’epoca in corso nell’Ex Unione Sovietica – volta ad incoraggiare, tramite una libera esposizione delle opinioni, il diretto coinvolgimento della popolazione alla causa della Rivoluzione proletaria.

Inizialmente concepita, a detta dello stesso portavoce del Partito Comunista Cinese (PCC), per “promuovere lo sviluppo delle arti ed il progresso della scienza”, la Campagna dei Cento Fiori si risolse, al moltiplicarsi e al radicalizzarsi delle proteste, in una furiosa repressione ideologica che, di fatto, re-impose l’ortodossia maoista della pubblica espressione, e catalizzo la Campagna Antidestra. Di quei cento fiori che sarebbero dovuti sbocciare – quei fiori che per Confucio rappresentavano “la ragione per cui vivere” – pochi sopravvissero alle purghe del PCC dopo il 1957. Ancor meno riuscirono a rimandare l’avvizzimento, giungendo sino al giorni d’oggi. Un altro, il cui profumo aveva appena iniziato a scuotere le masse cinesi, è stato recentemente estirpato.

Parliamo del Cenci Journalism Project, una delle prime piattaforme mediatiche a base volontaria emerse in Cina, rimossa lo scorso 14 Luglio dai risultati dei motori di ricerca domestici – una pratica oramai consolidata degli schemi ordinari di controllo del Golden Shield Project, la divisione governativa predisposta alla censura e alla sorveglianza dell’Internet cinese, a cui ci si riferisce ironicamente con il nome di Great Firewall of China. Le discussioni private dei forum sono state chiuse, gli account personali degli editori sui social media cancellati, quelli dei più di 200 volontari rinominati e manomessi. Al loro posto nei risultati di ricerca compare un inquietante, quanto esplicito messaggio: “Secondo le leggi, i regolamenti e le politiche, una parte dei tuoi risultati di ricerca non possono essere mostrati.”