La Pluralità del Capitalismo e la Ricerca di una “Terza Via”

Esiste, inoltre, un rapporto costante fra l'impresa e le istituzioni pubbliche, il che contribuisce a rendere stabile il complesso equilibrio fra le diverse forze che fanno capo all'impresa. Il fitto intreccio di rapporti, fra i diversi attori sociali (stakeholder approach), afferma e contemporaneamente rafforza l'idea che l'impresa non è un bene qualunque e non può essere, quindi, acquistata o venduta come un qualsiasi altro bene. In questa forma di capitalismo manageriale-organizzativo alla guida vi era quella “mano visibile” che Chandler opponeva al mercato (1977). Si è parlato proprio di una rivincita della mano visibile in un volume di Mazzei e Volpi (Università Bocconi, 2010) che confronta il modello economico asiatico e l’Occidente. Gli autori si focalizzano su due punti chiave.  Da un lato, un punto epistemologico che implica il superamento dell’opposizione “Stato – Mercato” a favore di un approccio win – win (a somma positiva)  che dovrebbe portare a un mutamento radicale del nostro modello di sviluppo, da una dimensione essenzialmente quantitativa a una dimensione più qualitativa. Vengono ripresi i due princìpi della cultura orientale: ying e yang.

Nell’Asia confuciana, ying e yang non sono  forze che si escludono a vicenda. Esse sono complementari e si alternano e si equilibrano. “Quindi, la notte esiste, in quanto esiste il giorno,…e - parafrasando Adam Smith – il mercato esiste perché esiste lo Stato”.  Dall’altro, il volume intende sancire (ancora una volta) che questa crisi non è affatto congiunturale, ma una crisi sistemica; essa si inquadra in un fase di trasformazione epocale del Sistema Internazionale: la fine del predominio dell’Occidente, che ci spinge ad andare oltre, a ripensare. E’ una sorta di fine della storia, ma al contrario. Nel famoso volume di Fukuyama, a uscirne vincitore è il modello occidentale liberaldemocratico, oltre il quale sembrava non si andasse. La globalizzazione viene ad essere l’esito unico e migliore della storia stessa. Ma è veramente così?

Citando Stiglitz, “viviamo in un processo di globalizzazione, ma non abbiamo le istituzioni globali in grado di affrontarne le conseguenze. Possediamo un sistema di governance globale, ma siamo privi di un governo globale”. Il processo di integrazione delle economie di tutto il mondo pone continue domande e riduce la capacità degli Stati di dare una risposta. Dinnanzi ad un Occidente decadente (così come lo stesso pensiero occidentale, forse), si sta aprendo una nuova fase e probabilmente si conclude l’era della scoperta, del dominio dell’uomo bianco e il pendolo della storia sta tornando a 5 secoli fa, verso l’Oriente. Studiosi ed economisti sono alla ricerca di una “terza via” che si pone in media res tra lo statalismo pianificatore e gli automatismi di mercato “American style”.

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