La Siria e l’Uso di Armi Chimiche: la Guerra della Disinformazione

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A seguito dell’attacco chimico che ha colpito la città di Khan Sheikoun nel distretto di Idlib, ultima roccaforte ribelle dopo la riconquista di Aleppo da parte di Assad lo scorso Gennaio, i media internazionali hanno unilateralmente condannato l’accaduto, accusando deliberatamente Bashar Al Assad.

Federica Mogherini, l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, a poche ore dalla notizia dell’uso di bombe chimiche in Siria ha dichiarato che “Assad e il suo governo sono i maggiori responsabili” dell’attacco che è costato la vita a 74 persone. Una ferma condanna è subito arrivata anche da Washington. Il segretario di Stato Rex W. Tillerson ha subito puntato il dito contro Russia e Iran, alleati di Damasco, accusandoli di “avere una grande responsabilità morale per queste morti”.

Eppure nessuna comprovata evidenza ancora esiste riguardo all’effettivo coinvolgimento dell’esercito siriano nell’attacco chimico. Ciò nonostante la grande maggioranza del giornalismo internazionale, senza prove di fatti certi, ha castigato Assad per l’accaduto. La Russia chiamata in causa con l’accusa di aver preso parte all’attacco ha chiarito attraverso il suo portavoce per il ministro della difesa, Maj. Gen. Igor Konashenkov, che aerei siriani avevano colpito un magazzino appartenente ai ribelli contenente sostanze pronte a essere usate come armi chimiche. Eppure la notizia sembra essere passata in secondo piano.

Inoltre, con una evidente mancanza di reporter internazionali presenti in Siria, l’affidabilità delle notizie va quantomeno messa in discussione. L’osservatorio siriano per i diritti umani rappresenta spesso l’unica fonte di risorse. Eppure l’organizzazione, fondata e gestita da un solo uomo, Osama Suleiman, dalla sua casa inglese nel Coventry, è stata più volte accusata di essere pro – ribelli e di portare una visione parziale alla comprensione del conflitto, favorendo notizie contro il regime e proteggendo i crimini dei ribelli.

Sul fronte militare e strategico, molte domande sorgono riguardo all’effettiva “utilità” di un simile brutale attacco su civili. Damasco si trova in una chiara posizione favorevole, avendo recuperato non solo Aleppo ma diverse aree nella zona rurale di Hama. Inoltre un eventuale uso di armi chimiche, considerato illegale dalla comunità internazionale, potrebbe portare all’intervento congiunto della Nato e degli Stati Uniti. Intervento che metterebbe la parola fine al regime di Assad.

Il presunto attentato chimico arriva proprio a ridosso della conferenza di Bruxelles “sul futuro della Siria e della regione” in partnership con le Nazioni Uniti, mettendo quindi a rischio, e formalmente eliminando la possibilità di una transizione politica pacifica come auspicato dall’ONU.

La complessità del conflitto in Siria, così come le atroci azioni commesse contro i civili, non può essere dunque lasciata alle mere speculazioni di un giornalismo e di una comunità internazionale pronte ad imporre la retorica occidentale di “buoni” contro “cattivi”. Non sta a noi decidere se Assad sia colpevole o meno, ma un racconto veritiero della guerra in Siria non può e non deve prescindere da una ricerca accurata dei fatti e non può essere lasciata a conclusioni di carattere generalizzato e speculative.