La Storia di Hugbike, la “Bici degli Abbracci”

hugbike

Questa è la storia di una bici speciale. Si chiama Hugbike, detta anche “bici degli abbracci” ed è un tandem. La peculiarità di questo mezzo sta nel fatto che chi guida è la persona che siede dietro. Il tutto nasce da un “sogno” di un padre che vuole pedalare con il figlio autistico. Una piccola modifica per un grande, nobile, progetto. Smartweek vi racconta questa bellissima “favola”, ora realtà, attraverso le parole del suo ideatore, Mario Paganessi, Direttore Generale Fondazione Oltre il Labirinto onlus.

Come è nata l’idea di Hugbike e chi sta dietro al progetto?

Avevo in mente l’idea del tandem inverso da un paio di anni. Mio figlio, Giampietro, autistico, iniziava a crescere ed era un problema portarlo in bici, sia per il peso (impossibile usare i seggiolini posteriori) sia perché l’utilizzo di un tandem tradizionale non permetteva di controllarlo (molti ragazzi scappano dalla bici appena fermi), di verificare se pedalasse o meno, di parlargli (il vento porta via le parole dette dal guidatore) e anche in parte di coinvolgerlo nel percorso (vedeva solo la mia schiena). Ma il “sogno” inizia esattamente il giorno  mercoledì 27 giugno 2012, quando in un incontro tra la Fondazione Oltre il Labirinto, onlus che segue il mondo dell’autismo, ed i vertici di un credito cooperativo trevigiano,  Banca della Marca, in cui si parlò per caso di questo sogno, di un progetto lavorativo di inclusione sociale, di impresa sociale, di innovazione e di processo “di fare rete”. L’idea era semplice, progettare e costruire un tandem dove il guidatore è chi sta dietro mentre il passeggero seduto davanti è come abbracciato e rassicurato dal vero conducente. Questa bicicletta avrebbe permesso a tante persone di andare in bici in sicurezza confortati e protetti. E’ stato un attimo e si è deciso di scommettere in questo sogno. (In realtà poi tutto nacque da una domanda provocatoria del direttore generale della Banca che mi chiese “ma se io avessi la bacchetta magica (nds: una banca direi che ha la bacchetta) e potessi finanziare un progetto di impresa sociale, lei cosa mi proporrebbe?”).

hugbike, bici

E così in poco tempo nasce una rete che coinvolge soggetti appartenenti a settori economici ed istituzionali diversi, ma con una cosa in comune: il territorio, la Marca trevigiana. Le prime bici vengono preparate senza disegno in un garage di Godega SU insieme a Domenico Gava, anche lui papà di un bimbo autistico. Ma la chiave di volta è l’arrivo in team di Gianni Trentin un progettista di lunga esperienza nel mondo della meccanica e delle bici che presta la sua “penna” gratuitamente al progetto ed inizia a disegnare….. Ma poi si apre il problema dei lotti minimi di componenti, nessuno ti fornisce 200 telai o permette un calloff di 20 pezzi a volta. Ma non molliamo scriviamo ai vari fornitori spiegando il progetto e…miracolo tutti decidono di aiutarci permettendoci di acquistare lotti minimi irrisori rispetto al mercato tradizionale. Nel progetto entra come finanziatore anche la cooperativa sociale IlGirasole di Treviso, Cooperativa con grandissime ed uniche competenze professionali per l’autismo. E così in poco tempo il sogno di pochi diventa il sogno di tanti attori e Il 16 Aprile 2013 nasce la Cooperativa Sociale Opera della Marca che si attiva nella produzione della Hugbike. 

Chi produce la bici? Dove è in vendita?

La bici è assemblata a Padova da un maestro di Bottega che riceve dei semilavorati (selle, pedali, manuali etc…) assemblati da ragazzi autistici e con altre disabilità o invalidità a Godega SU (TV).

Avete ricevuto il sostegno di qualche ente o delle istituzioni?

Come detto sopra i veri finanziatori sono: Fondazione Oltre il Labirinto onlus, Credito Cooperativo Banca della Marca e Cooperativa il Girasole.

Il ricavato va in beneficienza?

Questo progetto serve a finanziare il vero grande sogno di tante famiglie, il Villaggio Godega 4Autism: Il Villaggio – che prende il nome dal Comune di Godega di Sant’Urbano (Treviso) dove si sta sviluppando – è pensato come una struttura lavorativa, terapeutica e, in futuro, anche residenziale dove le persone autistiche e con altri disturbi o problemi, non saranno isolate ma potranno restare vicino alle loro famiglie. Inoltre, grazie al supporto di operatori, psicologi e volontari, i soggetti autistici saranno aiutati ad inserirsi nella comunità per diventare soggetti attivi che vivono, collaborano e si integrano nella società sulla base delle proprie capacità.

Quanto è importante il lavoro per una persona autistica?

La Fondazione, creata per volontà di alcuni genitori che condividono la realtà dell’autismo, si impegna a sviluppare progetti e iniziative volti a migliorare la qualità della vita delle persone con autismo e si propone di curare e assistere il loro inserimento lavorativo, in accordo e sinergia con altri organismi (pubblici e privati, italiani ed esteri) che operano nel medesimo ambito e condividono lo spirito e le finalità della Fondazione.

In un soggetto con autismo l’esposizione a contesti ambientali e sociali non scelti, non controllati, non solo può creare gravi problemi a livello comportamentale e interferire con l’apprendimento, ma con il trascorrere del tempo può tradursi in un inserimento sociale non adeguato o addirittura mancato. Ora il lavoro tarato sulle capacità della persona con autismo è il mezzo più importante di inclusione e di piena partecipazione progettuale e sociale, unica forma di vero riconoscimento alla dignità umana.