La Tecnologia Entra nei Musei: Ecco Come

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All’interno di un qualsiasi museo, l’uso del telefono cellulare é solitamente proibito; tuttavia, alcuni musei hanno recentemente deciso di consentirlo, per rimanere al passo con i tempi: “mi chiedono chi sia il nostro più grande rivale” dice Sree Sreenivasan del Metropolitan Museum of Art di New York, “non é il Guggenheim; non é il Museum of Natural History. E’ Netflix. E’ Candy Crush.”

I telefoni cellulari sono onnipresenti nella società attuale, e combatterli é una battaglia persa in partenza. Per questo, istituzioni come il Brooklyn Museum hanno sviluppato app tramite le quali i visitatori possono porre domande ai curatori del museo in tempo reale, e i sopra citati Guggenheim e Metropolitan Museum of Art usano app per fornire ai visitatori informazioni riguardanti le opere esposte.

Alcuni musei, inoltre, allestiscono le loro esposizioni con in mente i fotografi amatoriali e gli utenti di applicazioni come Instagram: nelle parole di Dana Miller, direttore del Whitney Museum of American Art, “il modo in cui le persone interagiscono con le opere é cambiato, e ciò ha cambiato un poco il modo con cui noi disponiamo le opere.”

Il Royal Ontario Museum ha iniziato a sperimentare con le possibilità offerte dalla realtà aumentata, aggiungendo carne e pelle ai dinosauri esposti attraverso lo schermo dei cellulari, e la University of Southern California sta collezionando testimonianze di sopravvissuti all’Olocausto con lo scopo di creare ologrammi in tre dimensioni capaci di rispondere alle domande dei visitatori.

Non solo realtà aumentata, ma anche realtà virtuale: il British Museum permetterà ai visitatori, tramite headset, di esplorare una casa dell’Età del Bronzo, o vedere come poteva il Partenone apparire all’epoca di Pericle e del suo creatore, Fidia.

Musei come il summenzionato Whitney e il Rijksmuseum di Amsterdam hanno messo le loro collezioni online, mentre il British Museum e lo Smithsonian stanno incoraggiando le persone dotate di stampanti 3D a creare repliche dei reperti da loro esposti direttamente nelle loro case.

Più di vent’anni dopo che Andy Warhol “tradusse” alcune delle sue opere più famose in formato digitale su un computer Amiga, il mondo dell’informatica e quello dell’arte sono più vicini che mai: forse é anche per questo che la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha aggiunto l’archivio completo di Twitter alla sua collezione.