La Teoria di Zoolander Applicata al Terrorismo dello Stato Islamico

zoolander copertina

Chi l’avrebbe mai detto che Zoolander, film del 2001 scritto, diretto e interpretato dall’attore comico americano Ben Stiller sarebbe diventato, nel giro di 15 anni, il capostipite della filmografia terroristico-jihadista hollywoodiana? Ebbene sì, perché secondo uno studio del TheAtlantic, la pellicola, nata come parodia del mondo della moda, sarebbe la rappresentazione cinematografica più veritiera delle tecniche utilizzate dalle cellule terroristiche islamiche per reclutare i propri militanti.

Uscito poche settimane dopo il drammatico attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, il film è una commedia che prende in giro la categoria dei modelli, rappresentati come esagerati cultori del proprio aspetto e del proprio ego. Una caratteristica che rende il protagonista, Derek Zoolander, supermodello di fama mondiale, bello, sciocco e molto ingenuo, appetibile al mondo terrorista, che, attraverso un lavaggio del cervello, cercherà di fargli uccidere il primo ministro malese.

Il film, caratterizzato da una trama frivola ma divertente, complice un cast di tutto rispetto, composto tra gli altri da Owen Wilson, Will Ferrell e Vince Vaughn, affronta, in maniera sconsiderata, un tema del tutto nuovo al mondo cinematografico: il cosiddetto lavaggio del cervello. Questo trattamento è lo stesso che viene descritto e riportato in molti reportage realizzati sul reclutamento di militanti occidentali da parte dello Stato Islamico. Come testimonia il caso delle “Spose della Jihad”, che racconta la storia di tre studentesse dell’East London, che lo scorso febbraio sono scappate dall’Inghilterra per unirsi al Califfato siriano. Le tre ragazze, Shamina Begum, 15, Kadiza Sultana, 16, e Amira Abase, 15, erano tre adolescenti come tante altre, fino a quando, come detto dal primo ministro inglese David Cameron, “la loro mente è stata avvelenata da questo culto terribile della morte”.