La Vita Ai Confini Dell’Impero Romano

Rovine Oasi di Kharga

Kharga è una delle più grandi oasi del deserto occidentale egiziano. Occupa una grande depressione completamente disabitata posta a 700 km a sud del Cairo e a 250 km a ovest di Luxor. Il nome Kharga proviene dall’arabo “kharug” e significa “uscita”. Essa infatti rappresentava un’importante punto di riferimento lungo le via carovaniere che, nell’antichità, attraversavano il deserto e che permettevano di uscire ed entrare nel grande bacino dalla Valle del Nilo. La sua antica importanza strategica fu sfruttata in particolare dai Romani, che installarono lungo la via del deserto un forte militare e vari insediamenti in ogni grande oasi. Umm al-Dabadib è una di queste, ed è stata scelta come caso di studio del progetto tutto italiano L.I.F.E, acronimo che sta per “Living In a Fringe Environment”.

Corinna Rossi, laureata in Architettura all’Università degli Studi di Napoli Federico II e specializzata in Egittologia a Cambridge, è la ricercatrice che sovrintende il progetto. Coadiuvata dal Politecnico di Milano, L.I.F.E. si è visto assegnare un ERC Consolidator Grant di 2.000.000 € per la durata di cinque anni, un premio finora mai stanziato in Italia nell’ambito dell’archeologia.

Per la ricercatrice, alternative all’Italia non sono state nemmeno considerate: “Il Politecnico di Milano e l’Università Federico II di Napoli sono le uniche due istituzioni che contengono la combinazione giusta di expertise che servono per portare avanti il mio progetto. Anzi, si potrebbe anche dire il contrario: il progetto stesso è stato ideato sulla base di ciò che è possibile fare grazie a quello che le due istituzioni offrono in termini di competenze”.

Umm al-Dabadib offre la possibilità di studiare un sito tardo Romano in ottime condizioni: lì sopravvivono in eccellente stato di conservazione sia l’insediamento fondato nel IV secolo AD, sia l’intero sistema agricolo che rendeva possibile la vita di una grande comunità ai confini del mondo abitabile. L’insediamento consiste di un forte centrale alto 12 metri, circondato da una massa solida di abitazioni su più livelli, servite da corridoi coperti e non da strade a cielo aperto; questo sistema permetteva agli abitanti di proteggersi efficacemente dal sole e dalla sabbia. Il sistema agricolo consiste di 5 acquedotti sotterranei, lunghi ognuno tra i 2 e i 3 km, e di due più brevi, che portavano acqua alle coltivazioni; il tracciato della centuriazione romana e i resti dei campi sono ancora visibili sulla superficie del deserto all’alba ed al tramonto, quando la luce del sole è radente.

La Dott.essa Corinna Rossi all'interno del sito archeologico
La Dott.essa Corinna Rossi all’interno del sito archeologico

Il progetto L.I.F.E. si propone quindi di studiare gli insediamenti archeologici ai confini delle zone desertiche per ricostruire la strategia utilizzata dall’Impero Romano nello sfruttamento e nella gestione delle sue frontiere, per il controllo delle vie del deserto che si incontravano in questa oasi, e offrirà un importante contributo al dibattito sulla difesa dei confini dell’Impero nel periodo storico compreso tra Diocleziano e Costantino e oltre, fino al V secolo AD.

Il 3D Survey Group del Politecnico di Milano si occuperà del rilievo tridimensionale delle rovine dell’insediamento fortificato. Inoltre svilupperà e sperimenterà nuove tecniche di rilevazione da applicare in ambienti logisticamente complessi come il deserto occidentale egiziano, e coordinerà lo scavo archeologico e l’elaborazione di tutti i dati raccolti.

Il Centro MUSA (Musei delle Scienze Agrarie) della Federico II studierà invece l’imponente sistema agricolo che serviva il sito con analisi archeobotaniche, studio delle ceramiche, analisi delle immagini satellitari. Costruirà un modello dinamico dell’antico sistema agricolo, sulla base del quale verrà creata un’installazione multimediale permanente presso i Musei delle Scienze Agrarie, situati nella Reggia di Portici.

Il progetto prenderà il via ufficialmente il 1 luglio 2016: i primi passi saranno l’organizzazione dello scavo archeologico e la creazione di un database che dovrà contenere tutte le informazioni rilevate. L.I.F.E. proseguirà con l’apertura di vari fronti di ricerca che coinvolgeranno un team italo-egiziano di specialisti in una decina di campi interdisciplinari. Il progetto usufruirà della collaborazione delle istituzioni egiziane, che punta alla creazione di un Parco Naturale intorno al sito di Umm al-Dabadib e a supportare la richiesta egiziana di riconoscere l’Oasi di Kharga come Area Protetta UNESCO.