L’Aeroporto è Magnifico, ma Berlino di Più

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Adoro gli aeroporti. Non perché sia difficile trovare qualcuno che sappia scriverla correttamente come parola, non solo. Sono una di quelle viaggiatrici occasionali che arrivano due ore prima anche se non devono imbarcare bagagli. Da un lato perché l’ultima volta la mia borsetta è stata sequestrata e tenuta in isolamento per una buona mezz’ora con forte sospetto di potenziale esplosivo prima di scoprire che l’arma di distruzione di massa con la quale avrei compiuto una strage a bordo era una calamita da frigo con scritto “Edinburgh”. A forma di orso. Dall’altro perché mi piace farmi gli affari altrui, con discrezione. Che potrebbe sembrare un ossimoro ma no.

È che degli aeroporti mi piacciono le persone. Sono mediamente poco avvenenti come il resto della popolazione, ma almeno la loro faccia dice qualcosa. C’è chi eccitato e pieno di aspettative pregusta le mirabolanti storie di vita che la meta verso cui è diretto gli permetterà di raccontare, c’è chi ha lo sguardo velato di malinconia per il forzato ritorno alla realtà ma allo stesso tempo arricchito da ciò che dalla realtà ha permesso temporaneamente di evadere. Poi ci sono le coppie che non si cagano, ognuno immerso nel proprio livello di candy crush o nell’ultimo saluto all’amante, e i ragazzini che si fanno i selfie e che penso sempre sarebbero testimonianze struggenti ma fondamentali in caso di crollo del velivolo. Vorrei dirglielo. Ma resisto.