LAQY: l’Inquinamento Indoor non Sarà più un Problema

inquinamento indoor

Quando si affronta il tema dell’inquinamento , il più delle volte si fa riferimento esclusivamente all’inquinamento outdoor, quello atmosferico per intenderci, creato dai gas di scarico delle nostre automobili o dai fumi generati contestualmente ai processi di produzione industriale.

Ma come si sa, i nemici più pericolosi sono spesso quelli che agiscono in maniera silenziosa, quelli da cui non sappiamo neppure di dover difenderci.

LAQY, startup attualmente incubata presso l’acceleratore TIM #WCAP di Roma, è nata proprio per supportarci nella rilevazione e nel mitigazione di una forma di inquinamento ai più sconosciuta: l’inquinamento indoor. Noi di Smartweek abbiamo incontrato Matteo Giacalone, CEO di LAQY, per farci spiegare meglio da lui i dettagli del loro progetto.

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Matteo, che cos’è LAQY e che genere di bisogno si propone di risolvere?

LAQY è un dispositivo che consente di misurare la qualità dell’aria nei luoghi chiusi ed evidenziare l’eventuale presenza di sostanze inquinanti pericolose per la salute. Mi riferisco, ad esempio, alle sostanze presenti nelle pitture o nei materiali di costruzione correlate all’insorgenza di diversi pericoli per la salute, tra cui allergie e problemi respiratori. Dal momento che, in media, trascorriamo il 90% del nostro tempo in posti chiusi, la qualità dell’aria che vi circola è di fondamentale importanza per la nostra salute, tanto quanto la qualità di quella che respiriamo all’aria aperta. Basti pensare che l’Unione Europea ha stimato che ogni anno si verificano 4 milioni di morti a causa dell’inquinamento indoor!

Facevi riferimento anche alla vita lavorativa, questa è una tematica di fondamentale importanza anche per le aziende dunque..

Le aziende, ormai, hanno capito che il benessere dei propri dipendenti è direttamente correlato alla loro produttività, come acclarato da diversi studi scientifici. Queste aziende sono i clienti principali di LAQY: al momento, infatti, l’analisi della qualità dell’aria è un parametro poco considerato sui posti di lavoro. Noi ci proponiamo di portare questa tematica all’attenzione di dipendenti e imprenditori. Il mercato è enorme e giovane. Si prevede che entro il 2020 negli Stati Uniti la vendita di dispositivi per il monitoraggio indoor varrà 6 miliardi di dollari

Ma che cos’è LAQY nello specifico?

LAQY è l’acronimo di “Localized Air QualitY system”. Si tratta di un dispositivo WiFi portatile in grado di analizzare le  sostanze inquinanti e pericolose per la salute presenti nell’aria, come  PM2.5, composti volatili, co2, formaldeide. È inoltre in grado di misurare temperatura e umidità. Ed è dotato di una web app sia desktop che mobile, in cui l’utente può visualizzare l’andamento temporale delle concentrazioni delle sostanze inquinanti. Il nostro obiettivo è raccogliere i dati provenienti dai LAQY che installeremo in Italia e, durante il prossimo anno, creare un modello in grado di suggerire all’utente quali sono le cause principali della scarsa qualità dell’aria nella sua abitazione o nel luogo in cui lavora e proporre un cambio di abitudini, comportamenti e stili di vita.  Per far questo è necessario che il dispositivo riesca a “capire” in che ambiente si trova, per poi analizzare e identificare le fonti di inquinamento. Al momento, LAQY pone all’utente diverse domande, per esempio chiedendogli se è un fumatore, così da stabilizzare i parametri ed elaborare un modello matematico.

Da chi è composto il team?

Oltre a me, che ho appena conseguito un PhD in Innovation Technology, il team è composto da Domenico Marsella, CTO, anche lui PhD in Innovation Technology; Sandro Iannaccone, giornalista scientifico e marketing specialist; Gian Maria Varasi, il nostro sales manager; e Davide Imperiale, Reasearch manager con un Phd in Environmental Technology.

Quali i prossimi passi?

Siamo un’azienda spin off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Grazie al programma di accelerazione di TIM #WCAP abbiamo creato il prototipo e al momento stiamo lavorando sul brevetto. Stiamo cercando 300 mila euro da destinare alla creazione del magazzino,  l’acquisto degli assemblatori e al marketing.