Le Aziende della Silicon Valley si Alleano con le Aziende Tradizionali

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C’è un mistero, un paradosso, o meglio un rompicapo che confonde esperti economisti ed esperti di finanza: le aziende americane detengono una liquidità depositata sui conti correnti valutata in circa 1900 miliardi di dollari. Non è mai successo che le aziende preferissero tenere ingenti somme in depositi, che in questo preciso momento storico non rendono nulla, invece di investirle in qualsiasi altra cosa, come prodotti, tecnologia o acquisizioni. Noi di Smartweek abbiamo provato a capirci qualcosa.

 

Forse non abbiamo scoperto la soluzione del mistero, ma sicuramente abbiamo individuato una tendenza che sarà, per i prossimi anni, un tema che influenzerà fortemente i mercati finanziari. Come sempre, nel nostro stile, abbiamo cominciato a togliere i “rumori” di fondo alle notizie economico-finanziarie e ci siamo concentrati sui “segnali” che provengono dal mercato. Iniziamo con il riassumerli, per poi ricavare qualche considerazione.

 

Il primo è quello dell’azienda Alphabet , che controlla Google, la quale ha siglato un accordo con GlaxoSmithKline per costituire insieme una società con un capitale di 700 milioni di dollari da investire nel settore della bioelettronica, cioè sviluppo di impianti miniaturizzati in grado di curare malattie croniche. Un’altra azienda della galassia Google ha stretto un accordo con Pfizer per studiare dei marcatori genetici per la cura della depressione. La stessa Google sta sviluppando tecnologie in partnership con Fiat-Chrysler per progettare auto che si guidano da sole. E’ recentissima l’acquisizione da parte di Uber, con un esborso di 680 milioni di dollari, di Otto, società di trasporto merci autonomo su camion.

 

Vi ricordo, in attesa di prossimi “segnali”, che la General Motors ha quasi metà del suo valore (capitalizzazione di 49 miliardi di dollari) in liquidità. L’elenco si sta aggiornando di giorno in giorno.

 

Le aziende della Silicon Valley negli anni passati hanno già rivoluzionato i settori della discografia, della pubblicità e del giornalismo. Ambiti in cui sono riuscite a monetizzare sulle loro tecnologie e ad acquisire una mole di dati sensibili incredibile che sta crescendo di giorno in giorno. Sono proprio questi “big data” a spingere questi colossi imprenditoriali a cambiare strategia, attraverso partnership, per monetizzare su questa immensa risorsa in settori più regolamentati e tradizionali come sanità, energia e finanza.

 

Meriterebbe un approfondimento a parte il settore sportivo, ma per ora vi segnalo che Kobe Bryant, ex stella della NBA, insieme all’imprenditore Jeff Stibel hanno costituito un fondo di venture capital di 100 milioni di dollari che investirà in tecnologia, media e big data. Ecco cosa succede quando grandi aziende mettono a disposizione risorse, brand, relazioni e canali distributivi per trovare nuovi metodi per monetizzare i loro reciproci vantaggi competitivi.

 

Concludo con due buone prospettive: ci sono 1900 miliardi di dollari che prima o poi non rimarranno parcheggiati e diverranno produttivi, ma soprattutto si sta sviluppando una “cultura dell’innovazione”.

 

Dalla Silicon Valley arriva un messaggio chiaro: mettere tutta l’energia possibile non nella creazione di start-up ma nel valorizzare le risorse tecnologiche e di conoscenza al fine di continuare a creare valore.