Le Donne e lo Sport

donne sport

Se si considera il rapporto con lo sport, si possono distinguere tre tipi di donne:

  • Chi è più informata di Caressa e Buffa: conosce tutti i risultati delle partite di calcio, compresi anticipi e posticipi e se le chiedi chi sia il capocannoniere della Serie A, non solo sa che è Higuain, ma sa anche chi lo è stato da 5 anni a questa parte. Si interessa ovviamente anche di basket, meno di GP e Formula 1, ma sicuramente conosce la pole position.
  • Chi al solo pensiero di fare educazione fisica alle superiori si immagina già un’unghia rotta e una giornata alla SPA per riprendersi dalle fatiche. La questione del fuorigioco l’ha compresa solo quando ha letto il tweet di Daniele Villa: “Se sei oltre l’ultima cassa, ti lancio un paio di scarpe e tu vai alla porta, l’allarme fischia”. Non illudiamoci, non le interessa in ogni caso.
  • Ed infine c’è, come sempre, chi sta nel mezzo: tipicamente pratica sport (pallavolo o ginnastica), tifa per la propria squadra del cuore e sarebbe contenta se vincesse, potrebbe quasi esultare per un goal, ma solo se fosse di uno bello, tipo Mauro Icardi, tuttavia se dovesse perdere non sarebbe il dramma della giornata. Costretta a vedere tutti i 90 minuti più recupero dal proprio padre (il primo tempo le sarebbe sufficiente), passa metà della partita a controllare i profili Instagram dei giocatori.

Ma qualunque sia il tipo di rapporto che le ragazze hanno con lo sport, è certo che l’influenza che esso ha sulla nostre vite è notevole sia in termini di tempo dedicatogli, sia di esperienze che esso fornisce.
Se tipicamente lo sport è stato associato a figure di tipo maschile, oggi il cliché dell’uomo sportivo è stato superato e l’incremento delle iscrizioni di ragazze alle società sportive ne è la conferma (anche se rimane un gap stabile da 15 anni pari al 12% tra il numero di ragazze e quello di ragazzi iscritti a società sportive, secondo i dati CONI 2014)
Per anni, nessuno ha fatto caso al divario tra il numero di iscritti maschili e femminili e la discriminazione nel mondo sportivo (ricerche di Deem 1986; Hargreaves 1994) è sempre stata piuttosto evidente: “il calcio, il rugby e il basket sono sport da uomini perché c’è molto contatto fisico”, dicevano.
La questione è stata ricondotta a differenze naturali ed i diversi livelli di coinvolgimento di uomini e donne nello sport, per molto tempo, non sono stati considerati un oggetto degno di approfondite analisi storiche e sociologiche.
Tuttavia in questi ultimi anni le donne si stanno “minacciosamente” affermando in universi tradizionalmente maschili, come appunto quelli dello sport agonistico e professionistico, grazie a prestazioni atletiche in vertiginosa crescita in tutti i campi.

Lo sport può avere funzione integrativa e riproporre l’ordine sociale vigente, o funzione dialettica, ovvero di riproposizione dei conflitti fra gruppi e categorie di persone; tuttavia, come ogni sportivo che possa reputarsi tale, ovvero come chiunque ami davvero lo sport, sa anche che lo sport è stato molte volte promotore della risoluzione di conflitti e mezzo di integrazione sociale. È con lo sport che si impara il rispetto per gli avversari e come affrontare le sconfitte ed è da questo punto che si parte per limitare la discriminazione di genere ed eliminare le barriere che impediscono lo sviluppo delle pari opportunità.

Negli anni grandi donne hanno dimostrato di poter fare grandi cose, conseguendo stimati riconoscimenti e importanti vittorie ed ognuno di noi, comprendendone il valore, è stato orgoglioso dei loro successi: Serena Williams ha conseguito ben 21 vittorie in tornei Slam e questo le garantisce il primo posto nel Ranking mondiale di Tennis; Federica Pellegrini ha vinto ben 13 medaglie ai mondiali di nuoto, 25 agli europei e 2 ai giochi olimpici; Francesca Piccinini è il simbolo della pallavolo femminile e il punto di riferimento di tutte le pallavoliste italiane negli ultimi 15 anni: esordisce a 14 anni in Serie A e a 16 anni gioca le prime partite con la nazionale. Negli anni successivi conseguirà le vittorie che faranno grande la società di Bergamo (Scudetti, Supercoppe, Champions League..) insieme a Eleonora Lo Bianco, portabandiera dell’Italia ai mondiali scorsi con 536 presenze in nazionale: un record, se pensiamo che Buffon ne ha solo 156. Queste donne sono l’esempio di come le più importanti distinzioni all’interno dell’universo sportivo siano solo socialmente costruite in quanto l’impegno e il duro lavoro ripagano, anche in un mondo che per anni è stato considerato “per uomini” e che voleva confinare le donne alla sola sfera domestica.

Lisa Circo

Women in Business_Bocconi Female Students Association