Le Migrazioni In Siria, l’Altra Faccia della Medaglia di Una Crisi Senza Fine

Tutto è iniziato nel marzo del 2011 per lo scoppio della crisi, evento che sospinse 250 siriani a valicare i confini turchi. Solo 2 mesi dopo, a causa di violenze in una cittadina nella regione di Homs, numerosi siriani cominciarono a fuggire in Libano, Stato che ospita al momento più rifugiati politici al mondo, se considerati in proporzione alla popolazione. L’evento che davvero modificò il frangente, fu un assedio militare nel nord-ovest del Paese nel giugno dello stesso anno, il quale costrinse migliaia di siriani a levare le tende. Da lì il conflitto si intensificò e nel 2012, anno della caduta di Homs, il governo iniziò ad utilizzare l’esercito contro i civili stessi e le loro abitazioni, dando così il largo alle migrazioni e alle ribellioni. Quell’estate i ribelli incominciarono ad attaccare le città di Damasco e di Aleppo e ad organizzarsi tra loro diventando sempre più forti. Il governo scaturì quindi contro la popolazione gli “Shabiba”, gruppi armati operanti per proprio conto, i quali terrificarono i cittadini e aumentarono le file degli esponenti antigovernativi. Gli oppositori si strutturarono in gruppi differenti, ma al di sotto della direzione di un unico “Supremo Concilio Militare”. Tra di essi ce ne sono due jihadisti che sono affiliati ad al-Qaeda, sono lo Jabhat al-Nusra (JAN) e l’Islamic State of Iraq and Sham (ISIS).

Da lì ad oggi gli scontri si intensificarono e il governo perse mano a mano terreno, lasciando come unica soluzione per i cittadini la fuga nei Paesi limitrofi. A causa del conflitto 200.000 persone hanno perso la vita, 3 milioni di persone sono scappate ed altri 6.5 milioni stanno cercando la salvezza fuggendo continuamente all’interno del Paese stesso.