Le Motivazioni Dietro ai Crowdfunders

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Quando il progetto pubblicato su una piattaforma di crowdfunding raggiunge oltre 300 “finanziatori” fino a permettere di raccogliere 15.000 euro, arrivare a pensare “non credevo di avere così tanti amici che mi volessero bene!” è più che legittimo. Ma poi sorge una domanda: chi decide di spendere 50, 70, 100 euro nel vostro progetto? E perché mai?

Chi siano effettivamente le persone che finanziano un progetto è impossibile da stabilire con certezza. Quello che è sicuro è che chi lo ha fatto ha creduto tanto nell’ideatore del progetto, quanto nell’idea stessa. E non solamente genitori, amici e consorti, ma anche, e soprattutto, persone estranee venute a conoscenza del progetto grazie a qualche sito di crowdfunding.

Nel reward crowdfunding, le persone si innamorano di alcune idee a tal punto che decidono di ordinare il prodotto ancor prima che sia stato effettivamente realizzato. Nell’equity crowdfunding, invece, c’è chi crede talmente tanto in ciò che viene proposto da essere disposto ad investire nel progetto. Tuttavia, il premio, sia esso in forma di prodotto o in forma di ritorno finanziario, ossia la cosiddetta “motivazione estrinseca”, non è l’unica ragione che spinge queste persone a muoversi. Di fatti, i testi accademici spiegano che c’è un’altra componete che gioca un ruolo: la motivazione intrinseca, ovvero il divertimento nel far parte di una start up, di giocare a fare il produttore musicale, di provare la soddisfazione di vedere un’idea in cui si ha creduto realizzarsi.

In particolare, il valore monetario è quello che sopra è stato definito “motivazione estrinseca”. Tutti gli altri fattori, invece, appartengono alla dimensione intrinseca, in quanto dipendono da persona a persona. Con valore emotivo s’intende principalmente quello che gli inglesi chiamano “enjoyment”, traducibile con “piacere”. Tuttavia, anche “involvment”, il “coinvolgimento”, è un concetto importante. Quest’ultimo gioca un ruolo più significativo nei casi di crowdfunding attivo, ovvero quelli in cui gli iniziatori del progetto coinvolgono attivamente gli investitori, chiedendo feedback, consigli o facendoli partecipare direttamente alle decisioni. L’utilità personale si riferisce a come la persona percepisce che quel progetto, prodotto o servizio possa soddisfare i suoi bisogni. L’utilità sociale ha la stessa definizione dell’utilità personale, ma riguarda i bisogni della società.

Utilizzando una forma di crowdfunding passiva, ovvero senza coinvolgere attivamente i crowdfunders, si fa leva principalmente sul valore monetario, l’utilità personale e, se il progetto ha delle esternalità positive, sull’utilità sociale. Optando per una forma di crowdfunding attivo, invece, si fa leva su tutte le categorie appena menzionate e, in più, anche sul valore emotivo. Nonostante non sia stato ancora scientificamente dimostrato, l’impressione è che il valore emotivo possa innalzare il livello di utilità personale e sociale percepita, aumentando così la motivazione ad investire in un dato progetto. E così, oltre a fornire risorse e (magari) buoni consigli, i finanziatori si divertiranno a giocare a fare gli startupper.

Tratto da 360crowdfunding

Photo credit: Joe Shlabotnik / Foter.com / CC BY