Le Smart Cities e la Nuova Organizzazione Sociale

Il fenomeno dell’urbanizzazione di massa, che ha portato il 50% degli abitanti mondiali all’interno delle metropoli, riporta alla luce l’esigenza di un controllo del territorio direttamente da parte di chi lo abita, e quindi a una localizzazione del potere decisionale. Questa rivoluzione in ambito organizzativo era stata predetta da tempo a livello di organizzazione del lavoro: dai tempi degli esperimenti di Hawthorne di Elton Mayo, i sociologi e gli studiosi di organizzazione compresero le potenzialità produttive del lavoro in team e dei rapporti sociali tra le persone (“the human factor”), a scapito dei metodi gerarchici e fortemente specializzati propri delle teorie classiche riconducibili al modello fordista. Oggi, gli autori di organizzazione aziendale prevedono sviluppi sempre su questo filone, fino a determinare vere e proprie “organizzazioni cellulari”. Le cellule di qualsiasi organismo vivente posseggono tutte le risorse per vivere da sole, ma operando di concerto con le altre cellule riescono a svolgere funzioni più complesse. Allo stesso modo le organizzazioni saranno composte da cellule organizzative, che possono esistere anche da sole, ma che interagendosi con altre cellule compongono un organismo più efficace ed efficiente.

Come riportare queste teorie, sviluppate nel contesto aziendale, all’interno della società? Il primo a sviluppare una teoria sistematica in questo senso fu Pierre-Joseph Proudhon, che delineò la teoria dell’organizzazione sociale come una federazione di piccole unità prive di potere centrale. La competitività degli Stati non dipende più dalle grandi amministrazioni centrali, ma dall’energia e dall’efficienza delle sue comunità. Il concetto di comunità è ben spiegato e sviluppato da Adriano Olivetti, grande personalità del dopoguerra italiano, imprenditore, innovatore e teorizzatore in ambito sia industriale che sociale. Per Olivetti “la Comunità sarà un valido, nuovo strumento di autogoverno, essa nascerà come consorzio di comuni. E le comunità, federate, daranno luogo, esse sole, alle Regioni e allo Stato” ("Il cammino della Comunità").