L’Economia dell’All-You-Can-Eat, Una Guida per Massimizzare la Nostra Soddisfazione

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Per quanto se ne possa tracciare l’origine sino alle prime forme di buffet svedesi – in particolare il cosiddetto smörgåsbord – oggigiorno sembra difficile dissociare nell’immaginario collettivo la formula All-You-Can-Eat dalla cultura alimentare statunitense. La paternità dell’idea sembrerebbe infatti appartenere a  Herbert “Herb” Cobb McDonald, manager pubblicitario e d’intrattenimento di Las Vegas, il quale apostrofava così, nel suo romanzo del 1965 “The Muses of Ruin“, la propria invenzione: “A mezzanotte ogni casinò che si rispetti presenta il proprio buffet – l’ottava meraviglia del mondo, la vera forma d’arte che questa meretrice città ci ha fornito…Ci meravigliamo delle Grandi Piramidi, ma queste furono costruite nell’arco di decenni; il buffet di mezzanotte viene costruito ogni giorno”. Da allora l’All-You-Can-Eat è stato adottato in vari contesti istituzionali – dalle mense scolastiche, le grandi fabbriche, e le basi militari – divenendo ben presto formalizzato in un preciso business model oggetto di interesse per economisti, psicologi ed altri ricercatori.

Uno studio condotto nel 2008 dalla Cornell University di New York per investigare gli effetti economici di una diminuzione dei prezzi per una formula All-You-Can-Eat sulla pizza ha, per esempio, rivelato che i consumatori tendono a mangiarne meno fette nel momento in cui pagano meno. Una dinamica dalla quale i ricercatori hanno concluso che gli individui prendono le proprie decisioni di consumo alimentare, sotto tali condizioni di prezzo, secondo il proprio senso del valore e non l’appetito effettivo.