L’Economia e una Moneta Incatenano la Palestina ad Israele

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In un bar nel centro di Ramallah l’eco della voce del muezzin che intona l’adhan, il richiamo alla preghiera, interrompe le vite dei presenti. Il silenzio generale alza il volume degli slogan, in favore di Gaza e contro Israele, che tappezzano i muri della città. Pagando, in fretta, risulta paradossale pensare che l’economia e la banconota che utilizziamo, lo shekel, legano a doppio filo questi due Paesi perennemente in guerra.

Moneta comune

Se il gap economico tra Grecia e Germania vi sembra un paradosso per una moneta unica (e lo è), quello tra Israele e lo Stato di Palestina alza l’asticella ad un nuovo livello. A fronte della moneta che condividono, le differenze tra gli indici macro-economici dei due Paesi sono evidenti. Il Pil pro capite di Israele è di 32.500 dollari, quello Palestinese è di 1.200 dollari. Israele ha un tasso di disoccupazione del 5,9%, mentre in Palestina si registra un 26,2%, con la Striscia di Gaza, come reso noto da un bollettino dell’Ong britannica The Portland Trust, che nel primo quarto del 2014 ha registrato un tasso di disoccupazione pari al 41,0%, in forte crescita rispetto al 31% del 2013.

Il New Israeli shekel (Nis) è una valuta che è emessa esclusivamente dalla Banca centrale Israeliana, ponendo così i territori palestinesi attualmente in un vero e proprio stato di dipendenza monetaria. Questa dipendenza si riflette sul tasso d’inflazione, dato che anche a fronte di economie estremamente diverse, come abbiamo visto, il tasso d’inflazione palestinese è condizionato da quello israeliano. Il dato del primo quarto del 2014 registrava un tasso d’inflazione del 2,2% mentre in quello israeliano si assestava al 1,3%. Secondo l’Autorità monetaria Palestinese (Amp), questo livello d’inflazione è dovuto, tra le variabili, al costo delle importazioni, tenendo conto dell’inflazione e dei tassi di cambio dei principali partner commerciali della Palestina, tra cui appunto Israele, che conta per la quota più alta con il 90% di esportazioni e il 70% delle importazioni del commercio palestinese.