L’Eroina Afghana fa Ricco lo Stato Islamico

Le Piantagioni di Oppio e il Business Afghano

Come fa il sedicente califfo Al-Baghdadi a pagare i propri miliziani? Dove trova i fondi per comprare armi, rifornirle di munizioni e gestire una apparati parastatali decisamente raffinati e potenti, come raccontava il reporter britannico Dairieh in una nostra intervista esclusiva?

Certamente le abbondanti riserve petrolifere della zona aiutano non poco, come anche i riscatti legati al rilascio di ostaggi e le donazione di privati rappresentano una voce non secondaria nel bilancio dello Stato Islamico. Ma potrebbe esserci anche dell’altro, una fonte di entrate meno immaginabile ma non per questo meno redditizia e pericolosa per la sicurezza internazionale.

Stando alle parole di Viktor Ivanov, attuale direttore della FSKN (l’agenzia russa per il controllo degli stupefacenti), ed ex agente del KGB, ammonterebbero ad 1 miliardo di dollari gli introiti che lo Stato Islamico ottiene smerciando l’eroina afghana.

Come riportato dall’agenzia russa TASS  l’eroina afghana giungerebbe ad occidente tramite la cosiddetta rotta balcanica, (la via che attraversa territori appartenuti all’URSS e che, data l’assenza di formazioni statali forti e capaci di un reale controllo, risulta difficilmente arginabile) passando nelle zone irachene sotto il controllo del califfato di Al-Baghdadi .

eroina

È facile immaginare quanto tale traffico risulti pericoloso per la sicurezza internazionale, dato che oltre a sostenere economicamente uno dei maggiori fattori di instabilità nel Vicino Oriente (l’ISIS appunto)contribuisce all’incremento della coltivazione di papaveri da oppio nello stato Afghano, fenomeno socialmente devastante in una regione già duramente provata da anni di sanguinosa guerra civile.

Arginare il fenomeno non sembra, attualmente, possibile dal momento che esso coinvolge  aree dove ben scarsa è la possibilità di controllo da parte di autorità internazionali: dal 1994 ad oggi la coltivazione di tale pianta in Afghanistan è in continua crescita, e se proprio nel 2014 ha toccato il proprio record, nel 2015, sempre stando alle parole del direttore della FSKN, dovremo commentare la triste notizia di un nuovo picco nel raccolto di papaveri.