Let the Land Play: alla Scoperta del Vino Naturale, tra le Colline Senesi

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Qui è la terra che parla. Ricevere la chiamata naturale dovrebbe essere la cosa più semplice e spontanea per l’essere umano, che è solo il tramite per tornare alla terra stessa. Quello che viene dalla terra, torna alla terra. Il rispetto prima di tutto.

E’ questa la filosofia che Giovanna e Stefano seguono.

Giovanna e Stefano sono i custodi di Pacina, un convento del 900 circondato da vigneti, oliveti e campi nel bel mezzo della Toscana, a Castelnuovo Berardenga, nelle immediate vicinanze di Siena, culla della cultura del buon bere e mangiare, dove il banchettare si fa prezioso e la cura della terra diventa necessaria.

Pacina

Pacina è un locus amoenus dove le differenze sono state rispettate e mantenute: differenze dell’habitat variato, sia nella presenza del bosco e di vari tipi di coltivazioni, sia nell’alternarsi del lavoro e del riposo della terra, così che gli ecosistemi vegetali e animali hanno potuto mantenere la loro ricchezza e le loro interrelazioni.  Il nome Pacina parla per se stesso: ha origini etrusche, Pachna, Baccus, dio del vino, della vendemmia.

Caso fortuito o segno del destino? Giovanna e Stefano non fanno altro che seguire la tradizione, che porta con sé la coltura della terra, dell’uva, del vino, del Sangiovese, della Toscana.  Ci tengono infatti a sottolineare che  non producono il vino di Giovanna e Stefano, ma il vino di Pacina, della loro amata terra.

Il vino di Pacina è un vino a cui non viene aggiunto nient’altro se non quello che l’uva gli dà. E’ un vino che non contiene additivi chimici, neanche quelli consentiti dalle certificazioni biologiche o di qualità.

Durante la trasformazione da uva a vino, infatti, nei vini convenzionali vengono aggiunte sostanze di varia natura per migliorare la consistenza e l’aroma del vino e per stabilizzarlo. Il vino di Pacina, invece, ha eliminato ogni solfito, pesticida o additivo dalla produzione. Oltre al vino, Pacina ha anche altre colture: olivo, cereali e foraggere, orti e frutta. Ovviamente tutte praticate in modo naturale,  così da rendere il territorio forte di energie. In aggiunta, la cornice naturale e paesaggistica è da lasciare senza fiato: un vortice di colline del Chianti dai mille colori, tra architetture secolari e profumi incredibili.

Il modo in cui Giovanna e Stefano coltivano, mantiene la diversità dei microorganismi utili all’ecosistema e l’equilibrio che le piante hanno raggiunto dopo cinquant’anni.  Rimane il vino di origine etrusca con gli ingredienti degli etruschi. E il risultato è sorprendente: il vino diventa il linguaggio della terra: forte, autentico, espressivo e fiero. Proprio come le terre di Toscana.