Lettera alla Bocconi

Why So Serious Federica Colli Vignarelli

Cara Bocconi,

Devo dirtelo: all’inizio non mi piacevi. A livello estetico sì, con le tue pareti di marmo e i pannelli luminosi e le foto artistiche nelle teche. Mi è piaciuto anche il tuo dress code bianco e blu, molto faraglione di Capri che ti sussurra a ogni angolo che quella sarà l’ultima cosa blu che vedrai perché con l’immatricolazione le vacanze puoi giusto vederle su Facebook. Quelle degli altri. Di quelli della Cattolica.

Sì perché se c’è una cosa a cui la Bocconi tiene molto è l’identità. Sei condotto all’esaltazione sin dal primo giorno, quando il direttore di corso invita la classe a farsi un applauso per il solo fatto di essere lì. I migliori, la crème, quelli sopravvissuti alla selezione naturale, come le giraffe. Segue un lungo elenco di valori che l’università osserva, tipo il divieto di discriminazione in base a religione, razza, orientamento politico e sessuale. Fortunatamente nessun accenno a fisicità e conto in banca e quindi piena libertà di far sentire quelli brutti e poveri ancora più brutti e poveri. Molto bene.

Non fai in tempo a sentire i successivi “ci pensate, nessun’altra università ha un nome che definisca anche i propri studenti e “bocconiani lo si è per tutta la vita” che, un po’ tuo malgrado, inizi a sentirti parte di questo gruppo di soggetti che comunque devi ancora inquadrare. E allora provi a inquadrarli. E all’inizio, cara Bocconi, nemmeno loro mi piacevano. Ovunque mi girassi era un tripudio. Da un lato, di potenziali fashion blogger anoressiche con le quali non avevo da condividere neanche le doppie punte e che per un attimo mi hanno fatto credere di aver sbagliato indirizzo e di trovarmi al centro riabilitativo delle gemelle Olsen, dall’altro di ciuffi tenuti indietro da Persol che tra un risvoltino e l’altro sostenevano concitati dibattiti intorno alla t-shirt di Marcelo Burlon che la mamma ha stirato male e al fatto che debba smetterla di fare cose che la cingalese sa fare meglio di lei. E ok che adoro il crêpe de chine e i ciuffi e le cingalesi ma all’inizio tutto ciò mi aveva visibilmente destabilizzato.