Life In A Bit, Memorizzare La Propria Vita

SenseCam

Quante volte dimentichiamo il posto preciso dove abbiamo lasciato le chiavi dell’auto e mettiamo a soqquadro casa pur di ritrovarle? Per Gordon Bell, inconvenienti come questo non sono più un problema. Gordon Bell è un ingegnere elettronico statunitense ed ex-ricercatore presso la Microsoft’s Bay Area Research Centre di San Francisco e dalla fine degli anni novanta, registra ogni dettaglio della sua vita. Il progetto di ricerca da lui intrapreso prende il nome indicativo di MyLifeBits e consiste nell’ordinare in un archivio digitale tutto ciò che è possibile registrare. Proprio per questo motivo, Bell porta ininterrottamente al collo un dispositivo chiamato SenseCam: si tratta di una piccola macchina fotografica, grande quanto un pacchetto di sigarette, che scatta una fotografia ogni 20 secondi, il che – calcolando che Bell è sveglio per almeno 16 ore al giorno – equivale a quasi 3000 foto al giorno.

La raccolta di Bell però non consiste di sole fotografie. Sono stati passati allo scanner tutte le sue e-mail e tutte le sue coordinate GPS sono state diligentemente annotate. Egli dichiara di aver registrato una vita intera di articoli, libri, CD, lettere, promemoria, saggi, musica, videocassette, registrazioni di telefonate, trascrizioni di conversazioni via instant messaging, cronologia internet e attività quotidiane. La memoria digitale di MyLifeBits, attraverso una rapida consultazione, consente di ricostruire in pochi secondi e con precisione assoluta ogni minimo particolare della propria esperienza di vita. Nel suo “Your Life. Uploaded” Bell assicura che questa pratica garantisce una migliore comprensione di sé, la possibilità di rivivere la storia della propria vita a un livello di dettaglio proustiano, la libertà di lavorare meno con la memoria e più col pensiero creativo, e persino una certa quota di immortalità terrena, grazie alla cyberizzazione.

Le applicazioni del Self- Tracking (attività di automonitoraggio attraverso dispositivi di raccolta dati) sono già una realtà: esistono sensori portatili come quello di Bell che possono analizzare informazioni che non vengono neppure percepite dagli esseri umani, come per esempio i livelli di ossigeno nel sangue o il tasso di anidride carbonica nell’aria. I computer possono poi elaborare questi dati per identificare eventuali modelli; per esempio possono determinare quali siano le condizioni ambientali che aggravano l’asma di un bambino. Tracce di questa idea sono rinvenibili anche in alcune recenti innovazioni online che in apparenza non hanno molto a che fare con essa. Ad esempio, l’idea della condivisione senza attrito promossa da Facebook, mediante cui il sito localizza e pubblica automaticamente la nostra attività online, ne è un esempio: una sorta di Self- Tracking in pubblico. Tuttavia, oltre ad avere a disposizione una copia digitale della propria esistenza e poter attingere comodamente ad essa con un semplice click, nelle aspirazioni di persone come Gordon Bell, le applicazioni del monitoraggio tecnologico si spingono oltre. La speranza, più o meno taciuta, di chi promuove il Self-Tracking è che i numeri, alla fine, possano rivelarci una qualche verità profonda su noi stessi. Non ci aiuteranno solamente a capire dove siamo, ma anche cosa vogliamo e dove vorremmo essere.