L’Invenzione che Stampa il Futuro

Esistono due macrocategorie di queste automazioni 3D: l'una ricomprende tutte le stampanti utilizzabili a fini industriali e impiegate per la produzione su larga scala, l'altra ad uso privato, in continui perfezionamento ed espansione. Si è passati, in un brevissimo lasso temporale, dalla “stampa” di oggetti di piccole dimensioni come giocattoli ed altri beni di uso comune dalla struttura elementare, all'assemblaggio di beni complessi, dai più svariati componenti. Emblematica in tal senso è la recentissima (fine novembre) realizzazione della prima automobile “stampata”, la Urbee2; i produttori assicurano che, se non si considerassero elementi meccanici come il motore termico e l'unità elettrica, quest'auto potrebbe benissimo essere venduta in una chiavetta Usb già da oggi.

Ancora, esistono, per quanto prototipi, stampanti 3D per uso spaziale. Nel 2013 infatti un consorzio di ventotto aziende ha iniziato a collaborare al progetto AMAZE (Additive Manufacturing Aiming Towards Zero Waste and Efficient Production of High-Tech Metal Products) volto alla produzione, in via autonoma e direttamente nello spazio, di ricambi metallici per satelliti et similia.

Come se ciò non bastasse, esiste un'applicazione di questa nuova tecnologia ancor più sconcertante: la bio-stampante tridimensionale, ancora in fase di sperimentazione. Essa mediante l'utilizzo di materiale genico, in sostituzione delle classiche cartucce nero-colori, è in grado di clonare, dare vita a tessuti ed organi umani perfettamente funzionanti, al fine di trapiantarli nei soggetti che ne abbiano bisogno, con un tasso di rigetto praticamente nullo.