Lo Strano Caso della Royal Bank of Scotland

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A pensare che il mattino abbia l’oro in bocca non è solo Jack Nicholson in Shining. Almeno non dopo il +6,33% registrato lo scorso 20 febbraio da Royal Bank of Scotland Group (RBS) dopo l’apertura dei mercati.

La inusuale performace (che sostanzialmente azzera le perdite registrate post Brexit) arriva dopo l’annuncio di venerdì, secondo il quale il gruppo potrebbe archiviare il progetto di vendita della filiale al dettaglio Williams & Glyn, condizione imposta da Bruxelles nel 2009 per il salvataggio da 45,5 miliardi di sterline dovuto alla crisi.

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RBS, controllata per il 73% dallo Stato britannico, sembrerebbe avere elaborato un piano alternativo per rispettare gli impegni presi con l’Europa: investire 750 milioni di sterline (circa 880 milioni di euro) a supporto di PMI del settore e per ristrutturare il proprio business. Appoggiato dal ministero del Tesoro britannico, il piano dovrà essere valutato e approvato dalla Commissione Ue.

Gli addetti ai lavori avvisano, però, che ci sono buone possibilità che il piano debba essere rivisto. Il risultato finale dipenderà principalmente dalle reazioni delle banche concorrenti, che saranno chiamate a dare la propria opinione circa la concretezza e l’attrattiva del piano.

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Di norma infatti, la commissione preferisce soluzioni “strutturali” per stimolare la concorrenza, come la vendita di filiali al dettaglio, piuttosto che promesse di impegno, difficili da migliorare e monitorare. Ad ogni modo, Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza, ha reso nota di essere aperta ad alternative alla vendita di Williams & Glyn a patto che siano ugualmente efficaci nel garantire una migliore concorrenza nel settore bancario.