Lusso: il Principe di Machiavelli Veste Louis Vuitton

Solo pochi mesi fa ha deciso di portare a termine l’acquisto della pasticceria Cova e quello ancora più recente del brand piemontese Loro Piana. E così dopo Bulgari, Fendi, Emilio Pucci, Rossimoda, la Lvmh di Arnault continua la conquista di alcuni dei marchi storici del Bel Paese. L’Italia, infatti, appare per il genio della finanza come una miniera d’oro, dove, secondo alcuni, ha solo iniziato a scavare, facendo così pensare che l’acquisizione di Loro Piana non sia certo l’ultima mossa. C'è chi immagina e ipotizza sull'Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella, una vera e propria chicca, e chi sulla maison Versace, che punta comunque a un’azionista di minoranza; addirittura, sono giunte voci su delle trattative per comprare Ferrè (poi smentite) e ancora il marchio Armani.

Eppure, se gli italiani tengono poco al loro marchio, i detentori come re Giorgio, invece, tentano di stare ben lungi dalle mire espansionistiche dell’impero Lvmh. Forte di un'immensa liquidità, che gli permette di improvvisare raid in Borsa o di strapagare acquisizioni e manager, Arnault si qualifica come il campione della globalizzazione della moda e il re delle sinergie a livello di costi produttivi. Si rivela anche un bravo prestigiatore sulle divisioni tra azionisti per impossessarsi di aziende, com’è capitato quando è diventato presidente di Lvmh, alla fine degli anni Ottanta. Da allora è stata una continua ascesa: partendo dall'impresa edile del padre Jean, ha costruito una holding attraverso sofisticate operazioni finanziarie, talvolta spregiudicate e ostili, come nel caso del gruppo Boussac che ha comprato nel 1984 in liquidazione e di cui ne è rimasto solo il marchio simbolo: Christian Dior.