Marioway: Quando una Startup Rivoluziona la Disabilità

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Il tema della disabilità è un tema ancora oggi complesso da affrontare. Non solo perché esistono differenti tipologie di disabilità che rispondono dunque ad esigenze e a tentativi di soluzione differenti, ma soprattutto perché spesso nel tentativo di approcciarsi alla disabilità con il garbo e la discrezione del caso si tende, seppur involontariamente, a perpetuare già nelle parole, una differenziazione tra cittadini di serie A e di serie B.  Se consideriamo il caso delle persone con disabilità motorie, probabilmente nessuno di loro vive con serenità il fatto di dover costantemente richiedere aiuto ad altre persone anche per compiere i più piccoli gesti quotidiani come salire una scala o prendere una bottiglia d’acqua nel frigorifero.

Innovare, in questo campo, significa oggi abbandonare ogni spirito compassionevole e cercare nello sviluppo di tecnologie e device sempre più avanzati il più alto grado di integrazione che la scienza è in grado di donare alle persone non normodotate.

La risposta a tutto questo però, esiste già: Marioway. Definita dal suo stesso fondatore “ una rivoluzione culturale, uno strumento di integrazione, il primo ausilio per persone con paraplegia, ammirato e desiderato da normodotati!”,  lo scorso 25 novembre si è aggiudicata il funkygrant dell’accelleratore tim wcap. Abbiamo allora incontrato Flaviano Tarducci, business development manager, per conoscere insieme a lui  questa realtà che nei prossimi anni assicura di rivoluzionare l’idea stessa di disabilità.

Flaviano, che cos’è Marioway?

Marioway è la prima carrozzina a sterzare senza l’uso delle mani, non esistono infatti sul mercato carrozzine con le stesse caratteristiche.  La base elettrica a due ruote consente all’utente di guidarla sbilanciandosi semplicemente, secondo le sue necessità, in avanti, indietro, a destra o a sinistra. Per girare dunque non ha bisogno di utilizzare le mani e può compiere ogni movimento a mani libere.

Anche il design è innovativo. Sono stati infatti condotti degli studi per poter dare all’utilizzatore finale un dispositivo  cha sia non solo funzionale, ma anche bello.

Com’è nata l’idea?

Mario ha lavorato per oltre 20 anni come educatore sociale, ogni giorno a contatto con disabili psichici e fisici e ha notato che per quanto la tecnologia del biomedicale, dunque le protesi, abbia  compiuto innumerevoli progressi e sia assolutamente funzionale alla risoluzione del problema motorio, la tecnologia per la mobilità è rimasta invece molto indietro. Ci sono problemi non sono infrastrutturali, ampiamente affrontati dal nostro corpo normativo,  ma anche di integrazione sociale e di relazione con le persone e la realtà circostante. L’interazione tra un disabile e un normodotato è sempre dal basso verso l’alto e ciò ha un effetto negativo sul rapporto con amici, familiari e fidanzati ponendo il disabile sempre in una condizione di inferiorità.

Quindi Marioway non è pensato unicamente per la mobilità, ma anche per riportare all’interno della vita delle persone disabili una simmetria relazionale ( ti guardo alla stessa altezza) ridando così dignità alla condizione di  disabilità.

Chi è il futuro utilizzatore tipo di Marioway?

Il settore a cui si rivolge Marioway  sono gli appassionati di motociclette.  Ma Marioway vuole essere uno strumento anche per i normodotati, si pensi ad esempio al segway utilizzato negli aeroporti e nei supermercati dalle forze dell’ordine. Vuole quindi essere uno strumento di integrazione anche in questo senso: quando vedremo una persona  utilizzare Marioway non la ricondurremo direttamente all’idea di disabilità.

Da chi è composto il team?

Il team composto è composto oltre che da me, da Mario Vigentini, founder e attuale project e community manager; Lorenzo Pompei, CEO e CFO; Stefano Martinelli, responsabile HR ed officina ; Massimo Ghidelli, responsabile R&D materiali e soluzioni meccaniche.

Qual è la vostra road map?

Al momento abbiamo avviato una collaborazione con il Politecnico di Milano per ultimare il prototipo e allo stesso tempo per ottenere il certificato CE. Stiamo stringendo accordi con degli ospedali per la fase di test del prototipo  ed entro inizio estate 2015 è previsto il  lancio sul mercato.