Il Mercato Dell’Arte? Bellezza, Numeri e Passione

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Per alcuni resta sempre un mistero, un mondo fatto di luci ed ombre, solo per pochi o persino irraggiungibile. Ma il mercato dell’arte non è solo questo. Certo, se si pensa alle cifre da capogiro battute dalle più grandi case d’aste del mondo, il mercato dell’arte potrebbe apparire qualcosa di incredibilmente lontano ed estremamente redditizio. Ma c’è dell’altro, dietro alle apparenze. Come nasce questo punto d’incontro tra arte ed economia? Ce lo spiega Tommaso Calabro, classe 1990, una laurea in Economia e Management per Arte e Cultura in Bocconi prima e un doppio percorso di approfondimento artistico (post-graduate e master) al Courtauld Institute di Londra poi. E, oggi, oltre ad essere assistente nell’ateneo italiano in cui ha conseguito il suo bachelor, è al dipartimento di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s a Milano. Noi di Smartweek l’abbiamo incontrato, per capire qualcosa in più di questo mondo.

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Tommaso, si può affermare che esista un connubio tra arte ed economia?

Assolutamente si. L’arte svolge essenzialmente due funzioni: la prima è di tipo estetico. Da un lato l’arte è priva di valore, è un bene priceless. Dall’altro, invece, nel corso degli anni è diventata una commodity. Desideriamo che tutto sia calcolabile e suscettibile a una valutazione, ma paradossalmente non è un male. Valutare infatti significa anche attribuire un valore dal punto di vista culturale e questo di conseguenza porta a dare un peso economico. Ecco perché esiste un punto d’incontro: perché ha un aspetto estetico intrinseco (deve cioè piacere) e uno – appunto – economico (il valore monetario dell’opera, che dipende da moltissimi fattori).