Smartweek Racconta Michelle Obama, l’ex-First Lady della Cultura Pop

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L’abbiamo adorata da First Lady, abbiamo cantato con lei nella macchina di James Corden e adesso siamo pronti per scoprire come prosegue la storia di Michelle Robinson Obama dopo la Casa Bianca.

Ma prima riavvolgiamo il nastro e torniamo nel 1964 a Chicago. Le radici della sua modesta famiglia risalgono alla schiavitù africana nel Sud degli Stati Uniti.  Durante i primi anni, la famiglia Robinson vive in un bungalow prima di affittare un piccolo appartamento nell’area della comunità di South Shore a Chicago. Come afferma la stessa Michelle Obama, è cresciuta in una casa convenzionale, con “la madre a casa, il padre al lavoro e tutti a mangiare intorno a un tavolo“.

Le difficoltà iniziano subito

Durante gli anni della scuola, lei si distingue per la sua passione per i giochi di società, come Monopoli, per la lettura e per il piano. Questi attimi di vita felice si interrompono quando diagnosticano al signor Robinson la sclerosi multipla, avvenimento che ha dei forti effetti sull’emotività della figlia. Da quel momento lei decide di concentrarsi sugli studi per stare fuori dai guai e rispettare il volere del padre.

Sono anni difficili, specialmente per una ragazza afro-americana che cerca di farsi strada nel mondo. Le discriminazioni razziali e le persone che cercano di scoraggiarla non hanno mai avuto effetti su di lei, anzi, le hanno dato le energie giuste per continuare a perseverare. Frequenta corsi avanzati, è membro della National Honor Society e tiene il discorso per la cerimonia di diploma.

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Per l’università decide di seguire suo fratello a Princeton nonostante i suoi insegnanti del liceo sostenessero che fosse ben al di sopra delle sue capacità. Lei spera che lo status di alumnus del fratello possa aiutarla nella domanda di ammissione, ma scopre ben presto che è perfettamente in grado di affrontare la vita universitaria con le sue sole forze. Tuttavia, anche in un ambiente come Princeton si presentano numerosi ostacoli: è la prima volta lontano da casa, in un campus universitario. Lei stessa ricorda che l’esperienza accademica l’ha resa più consapevole della sua etnia e la faceva sentire

Pronta ad affrontare anche queste nuove sfide, Michelle Robinson si iscrive al Third World Center, un gruppo culturale che supporta le minoranze studentesche. La sua tesi cerca di indagare l’importanza dell’etnia nelle dinamiche universitarie. Così, nel 1985 riceve la laurea cum laude in sociologia. Successivamente si iscrive in un’altra università elitaria, Harvard, per conseguire il dottorato in leggi. Qui, partecipa a numerose manifestazioni per sostenere l’assunzione di professori appartenenti alle minoranze etniche. Michelle Robinson afferma che questa educazione le ha dato molte più opportunità di quanto potesse immaginare.