Il Mio Viaggio nella Silicon Valley

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Per molti è solo un miraggio, un sogno che rimane lì nel cassetto, un desiderio riposto in un qualche polveroso scaffale. Per altri, può diventare realtà. La Silicon Valley, tra Google, Apple e Facebook, tra Mark Zuckerberg ed Elon Musk, è quel posto dove la parola “startup” la conoscono anche i novantanovenni e la gente mangia tecnologia e innovazione a colazione.

 

E’ proprio lì che per sette giorni Mauro Brancaccio Signoriello, brillante studente della IE Business School di Madrid, ha visitato alcune tra le più grandi aziende al mondo ed ha avuto l’opportunità di parlare con alcuni dei migliori innovatori del domani.

Marco Signoriello

 

Ci racconti brevemente il tuo percorso di studi?
“Tutto è cominciato nel 2008, quando all’età di 17 anni ho deciso di andare negli Stati Uniti come exchange student per il quarto anno del liceo.
Ho aperto gli occhi e ho capito di essere cittadino di un mondo da scoprire, non solo cittadino di Cagliari. Una volta ottenuta la maturità classica ho fatto domanda per una borsa di studio alla Bocconi; fortunatamente l’ho ottenuta e, grazie poi ai sacrifici della mia famiglia, ho avuto la possibilità di rimanerci e portare a termine la triennale alla Bocconi, Università alla quale devo tanto.
Sono stati degli anni bellissimi durante i quali ho imparato tanto in tutti i vari corsi intrapresi nel mio percorso di studi internazionale; una delle cose che vorrei maggiormente sottolineare è che ho imparato tanto anche dai miei errori: sbagliare è fondamentale per maturare e migliorare; non bisogna avere paura di farlo o stare troppo male per aver sbagliato.
Una volta laureato alla Bocconi, ho fatto domanda alla IE Business School a causa della mia continua voglia di nuove sfide e di nuovi posti dove mettermi alla prova; il 5 agosto 2014 mi è stato comunicato l’esito positivo della selezione ed un altro sogno è diventato realtà”.

 

Com’è arrivata l’opportunità di visitare la Silicon Valley?
“Se la Bocconi è stata una delle scelte migliori fatte nella mia vita, la IE Business School è stata un’altra scelta fortunatamente azzeccata. Ogni giorno ho imparato tanto e quando si trattava, fino a qualche giorno fa, di fare quei venti minuti a piedi a fine giornata dal Campus universitario al mio appartamento, mi sentivo più ricco di stimoli e motivazione: qualcosa di veramente fondamentale nella vita.
La Silicon Valley? Ancora non ci credo!
A metà del mio percorso di studi ho scoperto che la IE Business School selezionava venti studenti per rappresentare la IE nella celebre Silicon Valley. Non ci ho pensato due volte ed ho subito fatto domanda: qualche settimana dopo mi è stato comunicato che sarei stato uno dei venti fortunatissimi studenti ad avere questa opportunità”.

 

Quali aziende avete visitato? Che aria si respirava?

“Abbiamo visitato startup che si stanno affermando come UzerZoom, Cloudera e TokBox, grandissime aziende come Orange, Dolby e EA Games e colossi internazionali come Intel, Linkedin, Google e Facebook.
Oltre a vivere il sogno di visitare Google, Facebook e tutte le altre, abbiamo avuto l’opportunità di visitare Mind The Bridge di Marco Marinucci,
un’organizzazione che ha come obiettivo quello di fare da ponte tra start-up e imprese italiane e non con l’ecosistema della Silicon Valley in modo da indirizzare persone motivate e potenziali grandi imprenditori ad avere successo nei mercati globali.
Ne voglio approfittare per sottolineare come l’Italia debba essere orgogliosa del lavoro che Marco sta facendo nella Bay Area a San Francisco.
Non solo aziende, abbiamo avuto anche la fortuna di visitare Berkeley e di incontrare Tom Byers, professore e Guru di Stanford.
L’aria che si respirava non è facilmente descrivibile, ed anzi penso sia impossibile riuscire a spiegare le sensazioni che puoi provare in un ecosistema simile.
Dalla più giovane delle Startup fino ad arrivare a Google, l’aria che si respira è più o meno la stessa. Nessuno crede che al mondo qualcosa possa essere impossibile. Tutti credono che con dedizione, con continua motivazione, con un continuo tenere vivi i sogni e attraverso la voglia di sapere e di cercare stimoli, oltre che con un continuo avere voglia di conoscere tante nuove persone con cui eventualmente elaborare un progetto in futuro, tutto sia possibile”.

Com’è la Google Car vista dal vivo?

“La Google Car vista dal vivo fa uno stranissimo effetto, un po’ come essere catapultato in un nuovo mondo. Non sei abituato a vedere una macchina senza conducente: il futuro però è anche questo e non vi nascondo che, oltre a Google, Facebook e Intel stanno lavorando ogni secondo della giornata a rivoluzionare quelli che noi crediamo siano gli standard.
La vita di tutti noi è in continuo cambiamento in funzione dell’innovazione che, come dici tu, viene di continuo mangiata a colazione da questi grandi sognatori, specialmente nella Silicon Valley”.

 

La cosa che ti ha maggiormente colpito in quest’esperienza?

“Google e Facebook e lo stile delle persone che ci lavorano. Mi hanno colpito due cose in particolare: la prima è che l’apparenza conta poco e niente, l’importante è il contenuto. Tutti i dipendenti lasciano altrove la formalità a cui siamo abituati soprattutto in Italia: la cosa più importante è produrre, crescere e sorprendere ogni giorno non solo i tuoi manager, ma te stesso, perché’ l’obiettivo è quello di andare oltre ogni aspettativa ed oltre ogni limite.
La seconda è la più importante e più bella: tutti possono tutto.
Ogni dipendente può, in determinate occasioni e eventi, presentare una propria idea o progetto al suo manager fino addirittura ad avere l’opportunità di presentare ciò a Mark Zuckerberg in persona in un caso o a Larry Page nell’altro. Se Mark, dopo una chiacchierata in persona con te, si sente ispirato e crede nella tua idea ti procura un team con cui lavorare per diversi mesi a un qualcosa che può diventare un qualcosa di tanto grande all’interno dell’azienda stessa.
Anche a Google con il loro famoso “20% time” e varie altre iniziative hanno una filosofia simile: basti pensare che Google News, Gmail e AdSense sono nati così.
Per me questo è qualcosa di veramente ammirevole: chiunque tu sia, puoi”.