“Naufragar m’è Dolce in Questo Mar”, Ma Non per i Sud-Coreani di Hanjin

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L’abbiamo ripetuto più volte ultimamente: l’andamento del commercio globale sta dando segnali di rallentamento. Ora abbiamo un’ulteriore conferma.

È notizia di questi giorni il primo fallimento di un’importante compagnia di spedizioni marittime: la società sud- coreana Hanjin shipping. Pur essendo la prima volta che fallisce una società di “shipping”, la notizia non avrebbe niente di straordinario se non fosse per i segnali che il settore dei trasporti marittimi sta inviando sul futuro andamento dell’economia mondiale.

Era il 1956 quando attraccò la prima nave container nel porto di Newark, nello Stato del New Jersey. Il settore dei trasporti merci via mare, da quel momento, è sempre cresciuto, attirando i grandi investitori ad acquistare navi che avrebbero trasportato containers pieni di merci tra Asia, America ed Europa. Ogni nave costa circa 190 milioni di dollari con la possibilità di trasportare un carico equivalente ai 18.000 containers di sei metri ciascuno. Sino a quando il commercio globale cresceva a ritmi doppi rispetto alla crescita del PIL globale investire in navi rendeva molto bene. La crescita dei trasporti delle merci era dovuta essenzialmente dall’entrata nel commercio mondiale dell’industria manifatturiera asiatica, che poi avrebbe venduto le merci nei continenti americano ed europeo.

Le società armatrici sono cresciute a un ritmo ancora maggiore rispetto alla globalizzazione dei commerci. È chiaro che siamo in un settore con sovra-capacità produttiva rispetto alle reali necessità di trasporto merci odierne. Maggiore offerta significa, come sempre, pressione al ribasso dei prezzi di trasporto, che sono i ricavi per queste società.

I prezzi a ribasso del petrolio, che avrebbero dovuto ridurre i costi di gestione delle navi, evidentemente, questo non sono bastati a compensare la diminuzione del commercio globale, segno di un rallentamento futuro della crescita del PIL Globale.

Quando le navi trasporto merci rimangono ferme in porto. Oltre al danno che creano agli armatori (che fa parte del rischio “imprenditoriale”) ci segnalano che i consumi di beni stanno diminuendo.

Ci sono settori che anticipano il futuro andamento dell’economia: lo “shipping” è il più importante. Di solito i grandi gestori di patrimoni sono tra i primi a monitorare questi segnali e di conseguenza c’è da aspettarsi una serie di aggiustamenti sui loro portafogli. L’avvertimento è una mezza salvezza: nel caso delle finanze, però, non fa testo la poesia di Leopardi.