Neonazismo e Crimini d’Odio, l’America è in Pericolo?

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“The new face of patriotism. Young White Americans defending our race and nation against all enemies, foreign and domestic”. Questa è la descrizione Twitter di American Vanguard, uno dei (tanti, ormai) gruppi americani che inneggiano alla supremazia bianca in ragione di un patriottismo palesemente malato.

Già durante gli anni della presidenza Obama abbiamo assistito a numerosi scontri, anche violenti, e ai più diversi crimini d’odio: basti ricordare la strage di Ferguson del 9 agosto 2014, in cui perse la vita il diciottenne afroamericano Michael Brown. La morte del giovane, avvenuta a seguito di una scarica di colpi d’arma da fuoco inflitta dal poliziotto Darren Wilson, causò una serie di rivolte popolari, che portarono alla dichiarazione di stato di emergenza e a una successiva indagine avviata dall’FBI. Ancora oggi si svolgono manifestazioni per l’anniversario della tragedia.

Nonostante questo, il pericolo degli hate crimes – i delitti d’odio – resta all’ordine del giorno negli Stati Uniti. Diversi sono i fattori che ne hanno determinato la crescita esponenziale negli ultimi anni: il terrorismo islamico, l’inarrestabile flusso migratorio che per molti è diventato sinonimo di minaccia e l’elezione di Donald Trump, il quale non ha esitato a scegliere quale Chief Strategist Stephen Kevin Bannon, che, oltre a essere stato uno dei top player della campagna elettorale del magnate del real estate, è uno dei fondatori di Breitbart News, un sito web estremista che si è rivelato fondamentale durante il periodo che ha preceduto l’elezione di Trump.

“Muslim Free”, “White America” e lo slogan “We must secure the existence of our race and a future for white children” sono solo alcune delle agghiaccianti locuzioni usate dai gruppi neonazisti a stelle e strisce.

In Florida, alla University of Central Florida (UCF), quotidiani e Tg nazionali sono stati invasi dalla notizia di volantini, distribuiti nei principali hotspot del campus universitario, nei quali si faceva riferimento all’orgoglio di essere bianchi. La denuncia non si è fatta attendere, così come la condanna di ogni forma di odio razziale ad opera di Maribeth Ehasz, vice presidente della UCF.

L’elezione di Barack Obama aveva riscontrato il favore di due diversi gruppi: uno politico, i democratici, e uno etnico, i neri. Esattamente tutto ciò che neonazisti, patriot movements e sovereign citizens condannano e additano come sbagliato, come diverso. Durante la presidenza Obama, precisamente nel 2013, l’FBI ha individuato oltre 5.900 casi di crimini d’odio, collegati a razzismo e xenofobia. Diametralmente opposta la reazione all’elezione di Donald Trump a presidente USA, ai loro occhi simbolo della razza ariana, della sua forza e insindacabile supremazia.

È probabilmente per questo che gruppi come American Vanguard, National Alliance, il sito Reaction American e tanti altri hanno visto nell’esito delle ultime presidenziali un segno tangibile del fatto che la guerra razziale sia doverosa e inevitabile, per affermare in modo netto la supremazia della razza ariana. Se così fosse, se qualcosa di anche solo lontanamente simile si verificasse, l’umanità si troverebbe a rivivere una scena già vissuta, infestata dall’incubo di un’ideologia che ancora oggi appare, nonostante tutto, impossibile da estirpare.