Non c’è Crisi per Goldman Sachs

Goldman sachs

17.000 per Goldman Sachs. Non è un quarto dello stipendio di un analista neo-assunto (66.000$) e non è nemmeno la metà del numero di dipendenti in tutto il mondo (circa 33.000). E’ in realtà il numero di studenti che hanno fatto richiesta per il summer internship in Goldmans Sachs presso la sede di New York per l’estate appena conclusasi.

Un numero esorbitante di ragazzi di cui solo 350 sono stati scelti, dopo stringenti selezioni, per lavorare appena 10 settimane. Orari infernali, richieste pressanti e altissima competizione non sembrano aver spaventato i potenziali stagisti. Evidentemente non basta la crisi a minare il fascino e il prestigio di quella che resta tra le principali banche d’affari a livello mondiale. “Non abbiamo problemi nell’attrarre talenti”, afferma Gary Cohn, presidente e Chief Operating Officer di Goldman Sachs. E come dargli torto.

Nel primo trimestre 2013, la banca guidata da Lloyd Blankfein, ha macinato utili per più di 2 miliardi di dollari a fronte di un fatturato, trainato dalle laute commissioni, corrispondente a 10 miliardi di dollari. L’attività principale resta l’M&A, che, nel primo trimestre, ha portato nelle casse dell’istituto newyorkese circa 381 milioni di dollari, in crescita del 16% rispetto all’anno scorso.

Numeri da capogiro, che continuano ad attrarre talenti da tutto il mondo e che mantengono Goldman Sachs in cima alle preferenze delle più grandi aziende a livello internazionale. Nell’ultimo anno è stato scelto il più basso numero di partners da quando la società si è quotata a Wall Street nel 1999. Questi pochi eletti, settanta per l’esattezza, partiranno da una base salariale di 1 milione di dollari, prima ancora di ricevere qualsiasi tipo di “multimillion-dollar bonuses”.

Di certo ai 17.000 applicanti non sono mancate le ragioni per provarci…