La Nostra Mente Ricorda Meglio i Volti delle Persone Cattive

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La nostra mente tende a ricordare meglio i volti delle persone da noi reputate “cattive”: è questo il risultato della ricerca “How Negative Social Bias Affects Memory for Faces: An Electrical Neuroimaging Study” condotta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca coordinato dalla professoressa Alice Mado Proverbio.

spiega la professoressa di Neuroscienze all’Università di Milano-Bicocca.

Le informazioni che inconsciamente “costruiamo” osservando gli altri influenzano il nostro comportamento: in particolare, ricordare quali persone potrebbero danneggiarci è cruciale. Questi ricordi, però, vengono a formare dei pregiudizi che si attivano automaticamente. Lo scopo di questa ricerca è stato innanzitutto quello di indagare sul pregiudizio e di dimostrare come sia “artificialmente creato” dalla mente umana.

Lo studio è stato condotto su un campione formato da 17 studenti universitari (undici di sesso femminile e i restanti di sesso maschile) presso il Bicocca ERP Lab. Prima dell’inizio dell’esperimento, tutti hanno indossato una cuffia tecnologica dotata di 128 elettrodi per poter registrare l’attività cerebrale e consentire ai ricercatori di osservare i processi neurali.

L’esperimento è stato diviso in due sessioni: nella prima sessione, chiamata “di codifica”, i volontari hanno osservato 200 facce associate ad una breve storia di fantasia che descriveva le caratteristiche positive o negative di ogni persona. In questa fase ogni singola fotografia veniva accompagnata da brevi frasi che potevano portare il soggetto alla creazione di pregiudizi, positivi o negativi.

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Invece, nella seconda sessione, chiamata “di riconoscimento“, i candidati sono stati sottoposti ad un test della memoria del tipo “vecchio/nuovo”, in cui dovevano distinguere 100 volti nuovi da quelli già visualizzati in precedenza, in questo caso senza alcuna fase di accompagnamento.

L’obiettivo di questo “duplice” esperimento? Scoprire dove si forma il pregiudizio e se c’è differenza fra pregiudizi positivi e negativi. I risultati non hanno deluso le aspettative dei ricercatori: nella prima fase già solo dopo 500 millisecondi avviene la formazione di pregiudizio negativo, in questo caso associato alla crudeltà e alla totale mancanza di empatia, ad azioni illegali particolarmente gravi o reati. Di fronte alle facce connotate negativamente, nell’arco di mezzo secondo si attivano strutture emotive ed affettive, con una più intensa attività della corteccia prefrontale ed una codifica più profonda.

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L’effetto influisce anche la fase successiva, quella del riconoscimento: c’è ovviamente una differenza fra la percezione derivata dalle facce “vecchie” e da quelle “nuove”, percezione strettamente legata alla memoria e alla codifica. Ma i volti connotati da pregiudizio negativo risultavano più familiari: il ricordo di “volti negativi” attiva delle regioni emotive (in particolare le regioni limbiche) e para-ippocampali che conservano il ricordo dello stato d’animo provato durante il primo incontro con quei volti.
In parole povere: le facce associate a un pregiudizio negativo vengono codificate in profondità, attivando maggiormente la memoria e le emozioni.