Panico tra i Risparmiatori: con l’Anno Nuovo Arriva il Bail-in

Bail-in

E’ dal 2008 che si sente parlare di crisi. Ed oggi, ad ormai otto anni di distanza, ancora si continua ad usare la parola “crisi” quotidianamente. Negli ultimi tempi, in particolare, siamo stati catturati dalle vicende di quattro istituti di credito “salvati” da un decreto ad hoc (conosciuto come decreto salva-banche) che, se da un lato ha consentito che il salvataggio non pesasse sulle casse dello Stato, dall’altro ha suscitato forti tensioni per aver colpito detentori di obbligazioni subordinate che – nella maggior parte dei casi, si è letto e sentito – avevano in detti istituti accantonato tutti i loro risparmi.

E a proposito di banche e crisi, il nostro 2016 inizia con il tanto (forse anche timorosamente) atteso Bail-in. Abbiamo fatto accenno a questa previsione (europea, è bene sottolinearlo) in un recente articolo, in cui lo abbiamo definito come la “previsione – che si inserisce in un contesto di armonizzazione a livello europeo – secondo cui il salvataggio di banche in difficoltà deve avvenire con il supporto dei creditori delle banche stesse. Come conseguenza, a partire da gennaio 2016, a contribuire al risanamento della banca saranno anche – ad esempio – i depositi intestati a PMI o a persone fisiche il cui importo ecceda i 100.000 euro.” Dunque, se la banca si dovesse trovare in difficoltà si procederebbe al risanamento attraverso le risorse interne alla stessa (bail-in, appunto) e a pagare sarebbero, in ordine, azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti ordinari (obbligazioni senior non garantite) e depositanti oltre i 100mila euro – senza l’impiego, come si evince chiaramente dalle fonti europee, di denaro pubblico.

Stando così le cose, in molti si chiedono in che modo tutto questo inciderà sui risparmiatori e come questi ultimi potranno tutelarsi in caso di dissesto e conseguente “bail-in”. Dunque, dobbiamo innanzitutto ricordare che ai suddetti soggetti sarà addossato il primo 8% delle perdite degli istituti di credito in crisi. Ciò premesso, i risparmiatori dovranno certamente fare molta più attenzione quando si troveranno a depositare denaro o a comprare un’obbligazione – e, a tale scopo, potranno servirsi del  vademecum pubblicato da Abi , di cui è possibile consultare un estratto qui – senza, però, lasciarsi sopraffare dalla paura. Ognuno sarà chiamato a rispondere delle proprie scelte, scelte che dovranno essere quanto mai ponderate. Come scritto da AdviseOnly, “la logica è quella dello skin in the game, cioè essere direttamente responsabili delle proprie scelte. Se investi nella tua banca o le presti soldi – perché magari l’obbligazione subordinata di Veneto Banca scadenza 2017 rende il 5,5% annuo a scadenza (quando il BTP di pari durata rende lo 0,03%) – devi sapere che questo rendimento non è per nulla risk-free. È un rendimento legato a un rischio che potrebbe anche materializzarsi.”

Senza perdere la calma, quindi, ci basterà tenere gli occhi bene aperti.