Pechino Express, le Ragioni del Successo

pechino express

Con la vittoria degli Antipodi, all’anagrafe Andrea Pinna e Roberto Bartolini, chiude i battenti la quarta edizione di Pechino Express, il programma di RaiDue consolidatosi da qualche stagione come uno dei cavalli di battaglia della prima serata Rai. In effetti questo format, a metà tra il reality e il game show, si riconferma ogni anno un successo strepitoso in termini di ascolti e lo fa confermando un trend anomalo, specialmente nel panorama della TV pubblica: si tratta infatti di un programma popolarissimo tra i giovani, capace d’imporsi come un vero e proprio fenomeno social, con migliaia di tweet a puntata.

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Recentissimi dati parlano di una media del 10% di share, e viene da chiedersi quali siano le ragioni di questo boom. Sicuramente numerose. A partire dalla scelta dei concorrenti, tutti “quasi-famosi” accomunati da una buona dose di spirito d’avventura e soprattutto bravi a non perdersi mai troppo sul serio. Del resto l’ironia è il fil rouge del programma, come sottolinea spesso lo stesso Costantino della Gherardesca, che conduce la complicata caccia al tesoro alternando aristocratico distacco e sguardo divertito. Fa la sua parte anche la componente “avventura”, imprescindibile in una corsa a ostacoli dislocata lungo 9000 km attraverso Ecuador, Perù e Brasile. Quest’anno la scelta della location è caduta infatti sulle atmosfere lussureggianti dell’America Latina, con gran finale in salsa carioca sulla spiaggia di Rio de Janeiro, abbandonando quindi gli scenari asiatici che avevano fatto da sfondo alle precedenti edizioni. A parte questo, nulla cambia: le inquadrature suggestive, i paesaggi esotici e spettacolari, le curiosità locali e le stranezze legate agli usi indigeni, tutto concorre ad accrescere l’interesse dello spettatore verso la gara e le vicissitudini dei concorrenti.

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Pechino Express consente ai partecipanti di vivere un’esperienza irripetibile, li trasforma in esploratori spericolati e li catapulta letteralmente su altri pianeti, dove sopravvivere è una sfida e arrangiarsi uno stile di vita. Tuttavia, come giustamente rilevato da Aldo Grasso in un’acuta analisi sul Corriere della Sera, la vera chiave del programma è un’altra, meno visibile ma decisiva: il montaggio. La base di partenza del programma è del resto costituita da ore e ore di riprese, per mezzo di telecamere che filmano per intere settimane, giorno e notte, ciascuna coppia in gara. Tutto questo materiale viene poi esaminato, selezionato e rimontato in fase di postproduzione, costruendo una narrazione impeccabile per ritmo e struttura. Insomma, un racconto divertente e accattivante capace di cogliere le tappe essenziali del viaggio e i momenti più esilaranti, gli episodi più toccanti dell’intero percorso. Pechino Express è in fondo un’odissea formato famiglia, in cui lo scopo non è solo portare a termine la missione ma soprattutto accumulare esperienza lungo la strada. Un po’ scuola di vita, un po’ gioco di scoperta, mai come in questo caso il fulcro della competizione non è vincere, bensì partecipare. Al programma, certo, ma anche alle maratone social. Appuntamento alla prossima edizione. Appuntamento al prossimo tweet.