Per la Crescita Economica Serve una Guerra. Sicuri?

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In questi anni abbiamo sentito e letto le più svariate spiegazioni da parte di economisti di ogni sorta, delle cause del rallentamento della crescita e della stagnazione dell’economia in seguito della crisi finanziaria. Dalle tasse troppo alte all’austerità, dal troppo Stato al troppo poco Stato, ogni teoria rientrava nell’alveo del dibattito economico che va avanti da anni. A tutte queste spiegazioni se ne è aggiunta da poco una, fortemente politically incorrect, che ha acceso il dibattito. Quale? La mancanza di guerre.

L’aspettativa di pace e gli investimenti

In un recente articolo apparso sul New York Times, il prof. Tyler Cowen (George Mason University) esamina come la persistente aspettativa di pace negli anni a venire abbia frenato gli investimenti e rallentato l’economia. La tesi non sostiene che una situazione di guerra migliori l’economia o faciliti gli investimenti dello Stato abbattendo la disoccupazione, ma che l’aspettativa di guerra nella storia ha spinto i governi a prendere decisioni corrette come investimenti in tecnologia o liberalizzazioni del mercato. Il professore cita la nascita di Internet, dell’energia nucleare e dell’aviazione moderna come casi in cui il pericolo della guerra ha portato ad un urgenza che ha permesso di conseguire questi risultati straordinari con una rapidità impensabile in periodo di pace.  Questa tesi è supportata anche da un recente paper di tre economisti, Chiu Yu Ko, Mark Koyama e Tuan-Hwee Sng, in cui rapportando l’evoluzione dell’Europa con quella della Cina, hanno notato che se gli stati europei sono cresciuti politicamente più frammentati rispetto alla centralizzazione del colosso orientale, nel lungo periodo la paura di un invasione da parte dei nemici confinanti ha portato questi a evolversi più rapidamente sia a livello tecnologico che sociale.

Un esempio che il prof. Cowen trova nell’odierno scenario globale è quello giapponese. Secondo il professore, la mancanza di un pericolo militare in Europa fa si che i leader europei non vengano puniti dagli elettori per le loro decisioni poco incisive sullo stato di stagnazione che investe il continente. In Giappone invece, le tensioni geo-politiche e territoriali tra la Cina e il Paese del Sol levante avrebbero permesso al primo ministro Shinzo Abe di attuare politiche più decise per rivitalizzare l’economia del Paese bloccata in una deflazione da circa 10 anni.