Per la Crescita Economica Serve una Guerra. Sicuri?

Spesa militare ed effetto moltiplicatore

Nel 1943, l'economista keynesiano Paul Samuelson predisse che la caduta drammatica nella spesa per la difesa federale e la reintegrazione di 10 milioni di militari nella forza lavoro civile dopo la fine della seconda guerra mondiale, avrebbe inaugurato "il più grande periodo di disoccupazione e di dislocazione industriale che ogni economia ha mai affrontato." Raccomandò al governo di mantenere il controllo dei prezzi in tempo di guerra, di attuare il "mantenimento del reddito", e di impegnarsi in grandi opere pubbliche per scongiurare questo esito terribile. Ma la catastrofe del dopoguerra che Samuelson e molti altri attesero non si verificò.

La vulgata che gli investimenti militari fungano da carburante per l’economia mostra parecchie crepe. In un paper redatto dal prof. Robert Barro (Harvard University) e dalla prof.ssa Veronique de Rugy (George Mason University), dimostra, prendendo d’esempio gli Usa, che l’effetto moltiplicatore della spesa militare è in realtà eccessivamente sovrastimato e che in realtà ogni dollaro in più investito in spesa militare genera meno di un dollaro in più nel Pil nazionale. Inoltre il paper sottolinea che in cinque anni per ogni dollaro tagliato dalla spesa militare il Pil americano ne guadagnerebbe 1,38.

Usa controcorrente, la lenta crescita taglia il budget difesa

L’esempio degli Stati Uniti è piuttosto calzante nel tema. Il Paese a stelle e strisce vanta il record mondiale di spesa militare, con il budget per il 2015 che ammonta a 756,4 miliardi di dollari, secondo nella spesa pubblica federale americana solo alla sicurezza sociale con 896 miliardi. Come si vede nella tabella 1 gli Usa da soli sono i titolari del 39% della spesa militare globale, a fronte di un Pil (GDP) del 22% sul totale mondiale e del 4% della popolazione mondiale complessiva.

Spesa militare USTabella 1 Fonte: Council of Foreing Relations

Se il numero sembra già abnorme è necessario segnalare che il budget militare è stato di recente al centro del dibattito politico americano, a seguito della decisione del Presidente degli Usa Barack Obama di tagliare gli stanziamenti. Dopo aver toccato il massimo storico nel 2010 con 851 miliardi di budget, il governo degli Stati Uniti ha deciso, in seguito alla fine dell’impegno statunitense in Iraq, di ridurre le spese. Il tema dell'esercito è molto sentito negli Usa e infatti la questione è stata molto dibattuta polarizzando l'opinione pubblica, ma, a convincere le parti a trovare un'accordo, un ruolo decisivo l’ha giocato la lenta ripresa economica americana. Molti osservatori hanno fatto notare che se l’ammontare d’investimenti messi a disposizione al Pentagono creano ipoteticamente 100 posti di lavoro, se indirizzati verso altri settori ne creerebbero molti di più, ad esempio 251 nell’educazione, 169 nella sanità e 147 nelle energie pulite. La spesa militare pesa talmente tanto sul bilancio federale americano che se si giocasse con i numeri, risulterebbe che la sua completa eliminazione, porterebbe il  budget federale dall’attuale deficit di 564 miliardi ad un surplus di 174,8 miliardi.