Ecco perché le Macchine senza Guidatore Saranno Più Sicure di Quelle di Oggi

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Le compagnie automobilistiche fanno a gara per aggiudicarsi una fetta del mercato delle auto senza conducente che, secondo gli esperti, entro il 2030 potrebbe diventare uno dei business più proficui. Si prevede che entro quella data circa il 60% del mercato automobilistico statunitense sarà occupato dalle self-driving cars.

Le aziende coinvolte già ora sono molte tra cui Tesla, Ford, GM e Google, e tutte concordano sul fatto che uno dei maggiori benefici che questi mezzi porteranno sarà la sicurezza stradale.

Ma come è possibile che una macchina guidata totalmente da un’intelligenza artificiale sia più sicura di una controllata da un essere umano?

Dipende tutto dalla tecnologia che verrà implementata in questo tipo di veicoli.

I sensori

Le macchine senza conducente avranno abilità quasi sovra-umane nel riconoscere il mondo intorno a loro. Questo perché, grazie alle miriadi di sensori visivi e sonori dei quali saranno dotate, esse saranno in grado di immagazzinare una quantità incredibile di dati e successivamente di rielaborarli a seconda della situazione reale.

Questi sensori includeranno videocamere, radar, laser, sensori a ultrasuoni e GPS, tutti in grado di trasmettere i dati direttamente al “cervello” della macchina.

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Il “Cervello”

Ovvero il mega database nel quale tutte le informazioni trasmesse dai sensori verranno immagazzinate e processate.

“Il cervello dell’auto funziona come un videogame. Noi ricreiamo il mondo in una realtà virtuale 3D, basandoci su ciò che la macchina “vede” all’esterno” dice Danny Saphiro,  senior director di Nvidia, la società leader di software grafici e molto famosa nell’ambito dei videogiochi, che ora sta aiutando nello sviluppo di questi super cervelli meccanici.

Come Impara?

Una macchina impara tramite gli algoritmi creati da esempi pratici che le vengono posti. In pratica, le macchine senza conducente saranno in grado di agire veramente in modo autonomo solo dopo aver accumulato dati reali per centinaia di migliaia di chilometri. Come ha spiegato Saphiro: “Inizialmente, il computer non sa niente. Dobbiamo insegnargli tutto. Quindi quello che vogliamo è che impari a riconoscere i pedoni, e per farlo lo “nutriremo” con migliaia di immagini di pedoni, poiché essi potrebbero apparire in miriadi di situazioni e contesti diversi”.

Insomma questi macchinari sono in stato di progettazione, ma le premesse per avere un prototipo funzionante entro poco tempo ci sono tutte. Staremo a vedere