Pornografia Online: il Business del Secolo

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Lo scorso gennaio, Twitter lanciò una nuova app video, Vine.com. Dopo qualche giorno, fece scalpore la notizia che più che uno strumento di condivisione di video musicali e di intrattenimento, si era trasformata in un hub di condivisione di materiale pornografico. Immediata fu la risposta di Twitter, che, in base alle sue guidelines e ai meccanismi di filtraggio, ridusse in fretta l’imbarazzo. Lo stesso accadde in giugno a Google che, dopo aver annunciato i suoi attesissimi Google Glass, vide apparire tra le sue app aperte allo sviluppo, Tits & Glass, la prima app pornografica dedicata ai Google Glass, realizzata da MiKandi, società che gestisce un porno app store per utenti Android. Anche in quel caso, precisamente il weekend successivo, Google aggiornò le sue policies riguardanti le Glass app (comunque ufficialmente ancora non lanciate) e affermò in maniera chiara la messa al bando di materiale sessualmente esplicito di qualsiasi tipo sul nuovo dispositivo.

In problemi della stessa natura si sono imbattuti negli anni anche Facebook, Youtube e chiunque svolga attività online. Se si può dire che i colossi tech statunitensi cerchino di stare il più possibile alla larga dal porno, di certo non si può dire lo stesso del mercato mondiale e italiano. Nel 2012 Businessweek, ha pubblicato diversi numeri interessanti che riflettono l’espansione e la rilevanza di un’industria inarrestabile. In quel periodo, il sito porno più cliccato, Xvideos, ha sbaragliato Cnn ed ESPN, due colossi dell’informazione on-line, sviluppando un traffico tre volte superiore. Per rendere ancora più chiara l’idea, lo stesso sito raccoglie visualizzazioni pari a due volte quelle del sito di social news, Reddit, e oltre trenta volte quelle del New York Times, per non parlare del paragone con portali italiani (oltre 50 volte il sito di Repubblica). Per trovare competitors in grado di stare al passo, bisogna guardare a Facebook e Google.