Qual è il Paese più Pacifico al Mondo?

Nel 1972 il quarto Re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck, coniò la frase “Felicità Interna Lorda”, volendo calcolare il benessere degli abitanti del suo stato himalayano in base a criteri quali la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione e la ricchezza dei rapporti sociali, e volendo sviluppare un’economia consona alla cultura del Bhutan e alle sue radici buddiste.

Ad oggi, il Bhutan è l’ottava nazione più felice al mondo, nonostante sia anche uno degli stati più poveri del continente asiatico. Ma quanto è pacifico il Bhutan?

A porsi questa domanda, non solo per il regno incastonato fra Cina e India, ma per tutti gli stati del mondo, è l’Institute for Economics and Peace, che per dare una risposta a tale domanda ha creato il Global Peace Index, un indice che misura il livello di pacifismo delle nazioni del mondo in base a 23 criteri oggettivi, sviluppato dall’imprenditore Steve Killelea in collaborazione con esperti provenienti da diverse istituzioni e think tank interessati a quell’argomento sempre attuale che è la pace nel mondo.

Tale indice, che cerca di misurare il pacifismo globale basandosi sul livello di sicurezza e tranquillità di una determinata società, il suo coinvolgimento in conflitti di ogni genere, e il suo livello di militarizzazione, può fregiarsi del supporto di personalità quali l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il Dalai Lama, il premio Nobel Muhammad Yunus e l’ex presidente degli Stati Uniti d’America Jimmy Carter.

Secondo l’indice, la regione più pacifica del mondo è l’Europa: Islanda, Danimarca, Austria e Portogallo occupano le prime quattro posizioni nella classifica stilata dall’associazione, con la Nuova Zelanda in quinta posizione; i paesi meno pacifici del mondo, invece, sono Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Iraq.

E l’Italia? Trentaseiesima, sopra al Regno Unito e al di sotto di paesi come Spagna, Germania e Romania; la posizione relativamente bassa della penisola in graduatoria si deve al livello di percezione della criminalità nel paese.