Quando l’Immigrazione Diventa un Business

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Potrebbero essere circa 900 i migranti morti durante la traversata che lo scorso 19 aprile si è trasformata in tragedia a poche miglia dal litorale italiano. L’esito drammatico del viaggio, cominciato in Libia e destinato a terminare con lo sbarco sulle coste meridionali italiane, ha tinto ancora una volta di sangue il Mediterraneo, incrementando il numero sempre crescente d’immigrati morti nel tentativo di trovare fortuna lontano da casa.

Sono già circa 1600 le vittime causate, in questi primi mesi del 2015, dal business dell’immigrazione clandestina. Numeri che fanno rabbrividire e che rendono sempre più lampante agli occhi delle autorità il dramma di questo fenomeno sociale, che sta fruttando alle organizzazioni criminali un business molto proficuo. Un traffico di esseri umani in piena regola che, nel corso degli anni, ha portato le istituzioni ad aprire un’inchiesta anche a livello europeo.

Da un’indagine condotta dalla Procura di Palermo, nelle persone del Procuratore Generale della Repubblica Lo Voi e il procuratore aggiunto Scalia, sono emersi i dettagli sulle spese affrontate dai migranti: si passa dai 5.000 euro spesi per arrivare dal Sudan alla Libia, spesso utilizzata come punto di partenza verso le coste europee grazie agli scarsi controlli delle autorità, fino agli 80.000 pagati per un viaggio con destinazione Nord Europa, in Paesi come Svezia, Norvegia, Belgio e Germania, che negli anni hanno sviluppato un alto tasso di multietnicità.

Immigrati

“Per quanto riguarda l’Italia e il trattamento che questa riserva agli immigrati – dice la giornalista e scrittrice Alessandra Ziniti, esperta in materia di immigrazione – è bene precisare come sia di circa 1.900.000 Euro al giorno la cifra spesa nell’anno 2013-2014 dalle istituzioni per il soccorso e la permanenza degli immigrati sbarcati. Nel caso dei 45.000 migranti arrivati, il nostro paese si è trovato nella condizione di spendere giornalmente 45 euro per ciascun immigrato adulto e 70 euro per ogni minorenne”.

Purtroppo la storia insegna che vi è sempre qualcuno pronto a trarre profitto dalle disgrazie altrui e a conferma di ciò innumerevoli sono le organizzazioni pronte a sfruttare il sovraffollamento di immigrati pur di ottenere più fondi, a discapito della vivibilità degli stabili in cui proprio i migranti vengono ospitati. Uno dei casi più noti fu quello di Sisifo, il c.d. Consorzio Siciliano della Cooperazione Sociale al quale venne affidata la gestione del centro d’accoglienza di Lampedusa: i migranti ospiti, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, rimasero presso il centro per quasi un anno in più del dovuto. Ciò fruttò al Consorzio un profitto netto, e non dovuto, di 500.000 euro circa.

L’ennesima tragedia verificatasi al largo delle coste italiane ha portato dunque l’Italia ad appellarsi nuovamente all’intera comunità internazionale, affinché quest’ultima non si disinteressi della questione e si faccia garante di una solidità politica che aiuti, nel tempo, a tutelare i diritti di chi decide di lasciare il proprio paese, senza che niente e nessuno lucri sulla propria speranza.