Quanto conta la Media Universitaria?

department-of-faculty-studies

Secondo un sondaggio su più di 200 datori di lavoro, condotto dalla Associazione Nazionale delle Università e dei Datori di Lavoro, il 67% delle aziende ha dichiarato di fare uno screening dei candidati a seconda della loro media universitaria. Un recruiter manager di EY ha dichiarato che la media è “uno dei pochi indicatori della competenza di una persona nel portare a termine un lavoro”. Tuttavia, non è l’unico metro di giudizio su cui fanno affidamento le aziende, infatti, se a fronte di una bassa media c’è una buona motivazione, come, ad esempio, un lavoro part-time per pagarsi gli studi o la chiamata dell’esercito, allora si può tranquillamente competere con i migliori della classe.

Un altro recruiter afferma invece che le aziende sono “sempre alla ricerca di persone in grado di destreggiarsi tra molteplici responsabilità“, preferendo, quindi, la numerosità di attività extrascolastiche alla media universitaria. Secondo Trudy Steinfeld, invece, capo dei Servizi di carriera alla New York University, le società che si preoccupano di più della media sono le banche di investimento, le società di consulenza e aziende farmaceutiche; dunque un prerequisito perché avvenga un contatto con loro è la presenza sul CV della media quantitativa comprensiva delle votazioni dei singoli esami, così da poter fare dei confronti specifici con altri candidati. In ogni caso, sempre secondo Steinfield, se si possiede una media maggiore o uguale a 3.0 (il nostro 27), è meglio inserirla nel proprio CV, risultando essa un punto a proprio favore.

Cosa fare se i propri voti non sono nel 90% percentile? Ci sono alcune possibilità: alla Purdue, gli studenti hanno il vantaggio di avere career fair per circa 30 volte l’anno, nei quali possono stare faccia a faccia con i selezionatori aziendali ed imparare a “vendere” se stessi. “Possono raccontare la loro storia, raccontare di quando lavoravano mentre andavano a scuola o se hanno avuto un disastroso primo anno, ma sono migliorati molto col tempo”, dice Luzader, un recuiter.

Che dire di piccole start-up? Non si preoccupano della media? Non tanto. Se i voti sono buoni, meglio elencarli nel CV, ma Dean Iacovetti, direttore del reclutamento ad Apprenda, una società di software, dice di non aspettarsi di vedere medie molto alte, sebbene “se un individuo ha una media di 3,5 alla Cornell University “, dice , “allora è qualcuno che mi piacerebbe vedere”.

Insomma, il mondo del recruitment è decisamente frammentato tra chi opera uno screening basato principalmente sulla media universitaria (spesso grandi aziende che non si possono permettere di analizzare le migliaia di richieste che giungono quotidianamente) e chi invece predilige una maggior esperienza di “vita vissuta” (tipicamente start-up e medie imprese, in cui la flessibilità di mansioni e la responsabilità sono la chiave per deliverare in maniera efficace).

Photo credit: quinn.anya / Foter.com / CC BY-SA