Quanto Sono Social le Università Italiane?

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In una società 2.0, il mondo universitario è chiamato ad accettare la sfida e diventare sempre più social. Secondo un’analisi della Brandwatch, Times Higher Education World University Rankings 2013-2014, tra le 10 università migliori del Regno Unito, quella di Oxford con i suoi 123.000 followers su Twitter è l’account più seguito, ma è l’ateneo meno attivo. La University of Bristol invece è l’ateneo che twitta più news, ma è solo quarto nella classifica degli account più seguiti. Per quanto riguarda l’interazione con gli studenti invece, a passare a pieni voti l’esame è la Manchester, solo decima per numero di followers e quinta nella classifica degli account più attivi.

E in Italia? Il centro Nexa del Politecnico di Torino ha realizzato una ricerca che analizza l’aspetto 2.0 delle università italiane: #socialUniversity. Secondo questo studio, l’80% delle università ha un account Facebook, e il 76% possiede un account su Twitter. Le università più social sono sicuramente quelle del Nord, mentre solo il 45% degli atenei del Sud ha un account attivo su Twitter. La maggior parte delle università è approdata sui vari social network nel 2011, ma a dare il via a questa tendenza sono stati, per quanto riguarda Facebook, il Politecnico di Torino, che ha creato l’account nel 2008, mentre per quanto concerne Twitter, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, presente dal 2009. Quest’ultimo, oltre alla Normale di Pisa, e alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste, sono gli account più attivi su Twitter.

Il 61% delle università italiane ha un account YouTube che viene principalmente utilizzato per caricare conferenze, lezioni e materiale promozionale; il 19% degli atenei è presente anche sulla piattaforma Apple iTunes U che permette agli studenti di seguire le videolezioni dei corsi ovunque e in qualsiasi momento. Dietro la maggior parte degli account ci sono gli uffici che si occupano della comunicazione esterna degli atenei: questo fattore risulta importante all’interno della ricerca perché questa rivoluzione lascia intravedere la possibilità, in un futuro prossimo, della nascita di figure professionali ad hoc all’interno delle università.

Promosse a pieni voti dunque il Bel Paese, e il difficoltoso passaggio delle nostre università in questa nuova dimensione 2.0. Il problema riguarda invece l’effettiva interazione con gli studenti: su Facebook più di 4 università su 10 non consentono la pubblicazione di messaggi sulla propria bacheca, su Twitter moltissimi account non sono attivi, e se lo sono pubblicano notizie, ma non sfruttano i social per la divulgazione scientifica e per una produttiva interazione con gli allievi.