Quella Cosa Che Noi Donne Non Capiamo Mai

Why So Serious Federica Colli Vignarelli

A volte ci piacciono le persone sbagliate. No, con “sbagliate” non intendo banalmente le persone che non ricambiano. Quelle potrebbero anche essere giustissime, ma non per noi, non ora, non ancora. E non intendo nemmeno quelle fidanzate, sposate, con prole o che vivono in Nuova Guinea. Sono tutti impedimenti morali o fisici che possono rendere una persona difficile da vivere, ma non sbagliata.

No, con sbagliata intendo instabile, ossessiva, maniacale, soffocante. Gelosa? Anche. C’è una cosa che noi donne non capiamo mai, o almeno non la capiamo mai in tempo. Prendiamo il caso estremo, quello di Sara di Pietrantonio, uccisa e poi bruciata dall’ex fidanzato che non accettava di saperla con un altro. Ogni commento o descrizione dell’accaduto è inutile, lei è morta e lui merita, a mio avviso, di essere bruciato vivo, sopravvivere e passare il resto della sua vita in una cella di due metri per tre fatta solo di specchi.
Sara fidanzato stalker
Quello che può essere utile è riflettere sul prima. Su quello che ha contribuito a far innamorare Sara e che purtroppo fa innamorare molte altre donne. Sulla dimostrazione più agognata, quella più sentita, quella più credibile, quella che se la vedi puoi stare tranquilla perché lui ci tiene davvero: la gelosia. Comincia nei primi mesi di frequentazione, quelli in cui non capisci bene cosa siate, quelli che è troppo presto per dichiararsi ma non per pretendere di capire se stiate perdendo tempo. Quelli in cui una piccola, risibile manifestazione di gelosia da parte di lui cadrebbe proprio a pennello. E così ci lasciamo lusingare da quelle frecciatine più o meno ironiche con le quali lui ci comunica che ci vuole in esclusiva, che quel collega ci guardava un po’ troppo intensamente, che con quei tacchi facciamo girare un po’ troppe teste. E per carità, nella maggior parte dei casi la cosa finisce lì, ci si continua a frequentare serenamente e si passa a dimostrarsi le cose con tecniche decisamente migliori. Ma ci sono alcuni casi in cui questa sottile forma di paranoia permane.

Ci sono casi in cui la battuta diventa richiesta, la richiesta invito e l’invito imposizione. E l’imposizione è la forma ormai degenerata della volontà di controllo. E la volontà di controllo, se non realizzata, può far impazzire. Non sempre all’improvviso. Le pretese diventano gradualmente più assurde, passano dallo storcere il naso per la serata in discoteca con le compagne d’università all’indagine sull’amico d’infanzia con cui bevi qualcosa alle critiche su certi capi d’abbigliamento che sarebbe opportuno indossassi solo con lui. E se le rifiuti? Non voglio fare dell’inutile allarmismo, quasi tutte ci siamo sentite dire queste cose e quasi tutte possiamo tranquillamente raccontarlo. Ma se il peggiore dei casi è la violenza, il migliore sono litigate furiose, notti insonni, insulti immotivati, fratture nel rapporto che si cerca di ricomporre appellandosi alla reciproca fiducia senza capire che la fiducia con tutto ciò non c’entra assolutamente nulla. Come non c’entra nulla, ed è questo il punto fondamentale, l’interesse.

Gelosia

Quella che si innesca è una reazione chimica irreversibile tra la nostra insicurezza patologica e il loro orgoglio maschile. Perché è quello l’unico motore di questo tipo di gelosia. Non la paura di perderti, non il dolore di saperti attratta da un altro né il dubbio di non averti dato abbastanza. No, questi sono tutti harakiri femminili. Per quel tipo di uomo, con quel tipo di gelosia, che a 25 anni si limita a qualche menata ma che fra dieci, se magari ci convivi, con un bicchiere di vino di troppo può diventare manata, ciò che conta davvero è il fatto che tu, la sua donna, possa offenderlo, mancargli di rispetto, procurare un’onta al suo irreprensibile CV di maschio alfa, osare distogliere l’attenzione da lui reputandolo meno interessante di un altro.

Ecco, quel “sentirsi sua” che tanto ci piace che lui ribadisca dovrebbe farci pensare più al fondamentalismo islamico che a una romantica canzone dei Modà. Perché è un concetto malato, malsano e purtroppo considerato normale nel 100% dei rapporti di coppia. Sì perché nel momento in cui si sta con qualcuno si applica a quel qualcuno, inevitabilmente, il concetto di proprietà. Per il semplice fatto che nessun altro ne può usufruire, esattamente come del proprio iPhone o del proprio spazzolino da denti. Cioè in realtà si può, ma fa schifo. Stessa cosa. Qualche giorno fa Vittorio Feltri ha parlato in radio della vicenda di Sara, affermando che questo tipo di raptus e di violenze sia la diretta conseguenza di una mentalità improntata al possesso, dell’esclusività forzatamente imposta nei rapporti di coppia, dei diritti che il partner pretende di avere sull’altro.

Al di là del fatto che io consideri Feltri assolutamente geniale, non sto dicendo che dovremmo vivere in una società totalmente libertina e priva di vincoli eteroimposti (o forse sì, ma rimando al prossimo articolo), dico però che se accettassimo che l’altro non è qualcosa che ci siamo guadagnati piantandoci una bandiera tipo allunaggio, non è un furetto impallinato da fissare in sala sopra il camino ma che è un essere autonomo, pensante, libero, di scegliere sia di stare con noi che quando smettere di farlo, la società sarebbe più evoluta. E, probabilmente, Sara ancora viva.