Rapimenti Internazionali, Riscatto o Linea Dura?

Nei giorni scorsi, al vertice NATO di Newport, il primo ministro inglese David Cameron ha pubblicamente invitato tutte le nazioni impegnate nei territori di guerra a non cedere a nessuna richiesta di riscatto da parte di gruppi terroristici, gettando le basi per una coalizione anti-Isis, nella quale entrerà a far parte anche l’Italia. Un mercato, quello dei riscatti, che, secondo una recente inchiesta del Times, ha portato nelle casse di Al Qaeda e dei suoi affiliati circa 125 milioni di dollari negli ultimi sei anni.

Ovviamente, il comportamento di una Nazione davanti alle richieste di riscatto per il rilascio di un proprio cittadino rappresenta una variabile rilevante per le pretese economiche dei rapitori: in questo modo, si è passati dai circa 200 mila dollari per ostaggio richiesti nel 2003, ai 10 milioni di dollari per ostaggio richiesti nel 2014. Soldi, quelli ricavati dai rapimenti, che hanno portato questa tecnica a diventare la principale fonte di finanziamento della Jihad.

Il pagamento dei riscatti incrementa i rapimenti, che a loro volta portano liquidità nelle casse del gruppo terroristico, che reinveste nel commercio di armi e nell’arruolamento di nuovi miliziani. Ma quali sono le alternative al pagamento del riscatto?