Razzismo e Inciviltà tra USA e Italia

NBA

Mentre in Italia si discute di violenza negli stadi, senza mai trovare una soluzione per rendere finalmente maturo l’intero movimento calcistico, anche il mondo dello sport americano è stato scosso in questi giorni da un fatto di pari gravità. Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, squadra tuttora impegnata nella semifinale di conference Nba ad ovest, ha fatto alzare un polverone per alcune frasi razziste riportate dal sito di gossip americano Tmz.

La traccia audio di una telefonata con la fidanzata – amante in cui le si dava il suggerimento di non portare al palazzetto uomini afroamericani – ha creato una sorta di domino mediatico inarrestabile. L’indignazione praticamente globale tra tifosi, commentatori e sponsor ha scatenato dapprima una protesta degli stessi giocatori dei Clippers, che hanno indossato la maglietta al contrario durante il riscaldamento di una partita, e poi un’indagine dell’Nba.

Nel giro di tre giorni Adam Silver, alla prima decisione importante da Commissioner Nba, ha deciso di squalificare a vita Sterling aggiungendo la sanzione massima di 2,5 milioni di dollari. Il passo successivo è quello di riunire il board Nba per decidere circa l’espulsione definitiva del proprietario dei Clippers. Difficilmente qualcuno potrebbe difenderlo visto il 75 per cento di giocatori afroamericani nella Lega. Questo voto probabilmente non sarà neanche necessario perché si sta cercando di far prevalere il buon senso e questi atti pratici sono prima di tutto un tentativo di indurre Sterling a lasciare la proprietà spontaneamente.

La National Basketball Association è intesa nel vero senso di lega professionistica, uno spazio in cui è richiesta l’accettazione di tutte le sue parti e in cui le opinioni che provocano un danno all’organizzazione devono essere punite per salvaguardarne l’immagine. L’affermazione di Sterling, seppur intercettata e fuori contesto, va contro l’interesse comune Nba e la sanzione è tesa a preservare l’intero movimento. Disponendo di un consenso unanime, che ha fatto chiaramente intendere al proprietario in questione di lasciare, il dado è praticamente tratto. La chiara volontà degli affiliati Nba, nel contesto della società americana, ha da sola la forza di imporre una decisione così importante. Essendo anche un business immenso probabilmente la vicenda si chiuderà con una cessione dei Clippers che comunque frutterà una buonuscita consistente a Sterling, colpevole prima di tutto di aver leso la reputazione del mondo Nba.

Inutile fare un paragone con la Lega Calcio italiana dove i proprietari, proprio per la posizione che ricoprono, si ritrovano protetti, nonostante condanne e reati sanzionati dalla giustizia. Proprio per questo non si potrebbe nemmeno parlare di lega visto che la ‘moral suasion’, così potente nel caso di Donald Sterling, non avrebbe alcun effetto.

Ovviamente non tutto è oro quel che luccica, ma è evidente che i due diversi sistemi di Lega danno vita a due forme di ‘giustizia’ quasi antitetiche. Da una parte vi è un funzionamento rapido e deciso in cui le sanzioni sono chiare, dall’altra da tempo non si riesce a capire quali stratagemmi mettere in campo per bloccare comportamenti inaccettabili.