Regno Unito, le Elezioni Spaventano i Mercati

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L’incertezza elettorale rappresenta da sempre una spade di Damocle che pende minacciosa sui mercati finanziari. Se l’incertezza è una quasi costante nel caso dell’Italia o della Grecia, rappresenta invece una rarità nel mondo anglosassone. In Gran Bretagna le General Election potrebbero, per la prima volta, aumentare il numero dei rappresentanti di partiti minori nelle sale di Westminster.

Il perfetto sistema bipartitico britannico sembra cominciare a scricchiolare a seguito dell’avanzata dell’UKIP, la compagine anti-europeista guidata da Nigel Farage, e della crescita dello Scottish National Party, il movimento indipendentista che sostiene politiche di sinistra.

Già nel 2010 le elezioni avevano favorito a un esito insolito, costringendo i Conservatori del Primo Ministro Cameron a formare una coalizione di governo con i Liberaldemocratici, la prima coalizione in potere dal dopoguerra.

Proviamo a valutare quale sarà l’impatto sui mercati di questa tornata elettorale.

Con il tasso di disoccupazione tornato ai livelli del 2008, ma qualche timore causato dall’inflazione (scesa ai minimi del 1989), l’economia britannica è ormai uscita dalla crisi. Sul fronte fiscale, però, il quadro non è rasserenante: il rapporto debito/Pil è raddoppiato rispetto al 2008. Ed è proprio sulla politica fiscale che Tory e Laburisti offrono soluzioni diverse. Cameron si propone di eliminare il deficit strutturale unicamente attraverso tagli alla spesa pubblica (sono previsti tagli al servizio sanitario da £12 miliardi di sterline in due anni), mentre il laburista Miliband suggerisce un mix di riduzione della spesa pubblica e aumento delle tasse (tramite l’introduzione di una tassa sugli immobili dal valore superiore ai 2 milioni di sterline).

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