Ricordando Beslan: il Mondo non è un Posto per Bambini

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Sono passati ormai dodici anni da quel mercoledì. Da quando trentadue ribelli armati fecero irruzione nella scuola di Beslan, cittadina russa di 35mila abitanti nel cuore dell’Ossezia Settentrionale. Un massacro senza precedenti, che portò alla morte di più di 300 persone, 180 dei quali bambini al primo giorno di scuola. Una strage che inchiodò per tre giorni tutto il mondo davanti ai televisori e che terminò in modo drammatico, lasciandoci un vuoto dentro e una certezza fuori: il mondo non è un posto per bambini.

Ci hanno sempre preso per il culo. “I bambini non si toccano”, diceva la mafia con le mani ancora sporche del sangue di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. Ci avevano convinto che rabbia e crudeltà non potessero nulla di fronte alla tenerezza e alla compassione per chi ha ancora una vita davanti. Invece no. I più deboli e i più indifesi, d’un tratto, sono diventati i bersagli preferiti, spesso strumentalizzati come monito per colpire direttamente il “nemico” al cuore. Proprio come succede ormai quotidianamente in Siria, dove i morti in età infantile crescono di giorno in giorno. Immagini strazianti di genitori affranti accanto alle salme dei figli, che avrebbero dovuto proteggere con la vita e che, invece, sono costretti a piangere e a non riabbracciare mai più.

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Inutile chiamarla tragica fatalità, perché, inesorabile, la storia si ripete ciclicamente. Il dramma e i protagonisti non cambiano. Lo scenario, invece, si. Che sia al largo delle acque libiche, dove abbiamo visto decine di corpicini di bambini senza vita galleggiare a testa in giù, uccisi dalla speranza di avere una vita (quella che alla fine non avranno mai), lontano dalla guerra e dalla fame. Senza dimenticare i 250mila bambini soldato che in 23 Paesi di tutto il mondo combattono ogni giorno, in prima linea, guerre non loro, o le migliaia di bambine che in Africa subiscono mutilazioni genitali o abusi sessuali.

Un diritto, quello all’infanzia e alla serenità che dovrebbe derivarne, di cui ormai siamo stati defraudati, ma che non dobbiamo smettere di cercare. L’ennesima occasione, per i più piccoli, di insegnarci come va il mondo. Perché, come diceva il celebre scrittore francese Antoine de Saint-Exuperygli adulti, da soli, non capiscono niente ed è stancante per i bambini dover spiegare tutto”.