Rivoluzione negli Atenei: Il Pluralismo Nello Studio Dell’Economia (Teorico, Metodologico e Interdisciplinare)

Parigi Studenti

Nell’ultimo decennio, oltre al drammatico tracollo finanziario del 2008 che ha innescato la corrente “Grande Recessione” mondiale, abbiamo sperimentato un’altra crisi, consumatasi, per lo più, in un omertoso silenzio collettivo, ma non per questo meno rilevante: la crisi della teoria economica e del suo stesso insegnamento.

In fondo le due potrebbero essere meno indipendenti di quanto si possa comunemente pensare. Se facessimo lo sforzo intellettuale di trascendere, solo per un istante, le tradizionali interpretazioni prodotte dalla comunità accademica, tra cui quella della bolla immobiliare nel mercato statunitense, della deregolamentazione del sistema bancario americano, e della cartolarizzazione dei mutui sub-prime, risulterebbe evidente che la crisi finanziaria del 2008 non è stata altro che il fallimento di un metodo di concepire, sia teoricamente che praticamente, le scienze economiche.

Se, parafrasando Einstein (“Il Mondo Come Io lo Vedo”, 1931), “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi”, tuttavia “non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.

Ed è proprio echeggiando i dissensi già presenti, e privatamente condivisi, tra i rappresentanti del mondo economico, e che hanno acquisito particolare risonanza in seguito alla crisi finanziaria, che l’International Student Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE) chiede di “riportare nelle classi ‘il mondo reale’, così come il dibattito ed il pluralismo teorico e metodologico”, convinti che “questo possa aiutare a stimolare un rinnovamento della disciplina e, in definitiva, a creare uno spazio più ampio dove possano emergere le soluzioni ai problemi della nostra società”