Rumyia, il nuovo magazine dello Stato Islamico

isis

Mentre in Europa il mercato della carta stampata perde terreno giorno dopo giorno, incalzato dall’ormai onnipresente internet, paradossalmente in Siria il giornale è il mezzo di comunicazione più diffuso e decisamente in crescita: ne è la dimostrazione Rumyia, la nuova versione in inglese e turco del già conosciuto Dabiq, il magazine ufficiale dello Stato Islamico.

Creato, come Dabiq, rispettando i medesimi criteri di impaginazione e le stesse immagini perfezionate ad hoc da grafici esperti di Photoshop, Rumyia si impone come strumento di propaganda dell’Isis rivolto a militanti che vivono lontano dal Califfato. Il nome del magazine, infatti, fa riferimento ai Rum, termine con cui storicamente gli arabo-musulmani indicavano i bizantini e che col tempo ha preso il significato di “occidentali”.

abu muhammed al adnani

Nel primo numero, uscito il 6 settembre, appare in copertina Abu Mohammed al Adnani, ispiratore di molti attentati e portavoce dello Stato Islamico. I testi, oltre che a raccontare le “valorose” vicende di diversi combattenti, invitano i simpatizzanti dell’Isis a colpire con qualunque mezzo a loro disposizione. «Pugnalateli, sparategli, avvelenateli e travolgeteli con il vostro veicolo».

Anche se non con espliciti riferimenti a Roma o alla cristianità (il nome del magazine potrebbe forviare), tra gli articoli presenti appaiono incitazioni ad uccidere i non musulmani presenti in Europa e altrove, Australia compresa. Diversi sono anche gli approfondimenti con pareri di esperti e di religiosi, inseriti con lo scopo di giustificare l’uccisione dei miscredenti. Tutti “i peccatori” devono essere costretti alla conversione o uccisi. Eccezione fatta per le donne e i bambini: seguendo i consigli riportati dal magazine, meglio farli schiavi.

Sicuramente utilizzato come strumento per alimentare la campagna del terrore in Occidente, Rumyah celebra e spinge alla mobilitazione i lupi solitari del Califfato sparsi in tutto il mondo.
Il tempo stabilirà poi quale sia stato l’impatto reale che il magazine provoca.